Con il passare delle giornate il Benevento sta dimostrando sempre di più di meritare il primo posto, ma soprattutto sta crescendo a livello di rendimento, mentalità, sicurezza, grinta, cattiveria, determinazione, voglia di vincere. Sono tutti i requisiti che hanno reso quasi irresistibile Maggio e compagni. Diciamo la verità, senza ipocrisia e falsità come del resto sono sempre stato abituato a fare ed a trattare gli sportivi. Nelle prime giornate sono stati gli episodi più che il gioco e le prestazioni a “salvare” la truppa giallorossa. Vedi il pareggio di Pisa con rigore parato da Montipò in pieno recupero o la vittoria contro il Cosenza in pieno recupero su clamorosa autorete di Sciaudone dopo un match incolore. Sono solo degli esempi. A distanza di settimane, questo Benevento ci ha abituato, invece, a prestazioni diverse. Bisogna riconoscere che al di là del modulo che tuttora non mi convince, la squadra ha acquistato convinzione e soprattutto va in campo con il piglio della grande, mettendo in soggezione gli avversari di turno per quella fame di vittoria che forse è riuscita a trasmettergli Pippo Inzaghi che nella sua carriera di calciatore oltre che per i gol si è sempre distinto per quella grandissima carica agonistica che aveva. Una delle differenze in positivo la fa proprio questa. Insomma un Benevento che si sta dimostrando degno del primato e soprattutto anche del ruolo di rullo compressore visto che dietro di se dopo solo undici giornate ha letteralmente fatto il vuoto, complici indubbiamente avversari che hanno alti e bassi e non sembrano proprio all’altezza, ma anche il comportamento. Cinismo, rabbia, superiorità individuale indiscussa, rosa ampissima che consente di fare rotazioni dei titolari senza risentirne minimamente a livello di prestazione e poi quell’attaccamento alla casacca incredibile. Proprio ieri sera contro l’Empoli si sono viste due squadre soprattutto caratterialmente diverse e anche questo ha fatto sicuramente la differenza nella schiacciante vittoria in quello che era considerato un big match. Da una parte, i toscani, che svolgevano il compito e giocavano la gara come se dovessero timbrare il classico cartellino. Dall’altra, quella giallorossa, una squadra ricca di rabbia, smania di vittoria e ferocia agonistica che sembrava stesse giocando la finale della vita, mettendo in campo anche umiltà e grandissima concentrazione. La strada che si sta perseguendo è davvero quella giusta, del resto parla la classifica più di tutto. Sarà importante non smuoversi da questo clichet, ma detto obiettivamente, il Benevento oltre ad essere un predestinato, sembra già di un altro livello rispetto agli avversari non soltanto per i numeri che parlano in maniera eloquente.