Il tecnico giallorosso non usa giri di parole. In un’aperta conversazione col Messaggero Veneto, Antonio Floro Flores ha messo nero su bianco le sue intenzioni per il futuro del Benevento: dopo la stagione del rilancio, ora è il momento di alzare l’asticella. La ricetta è lineare ma ambiziosa: servono quattro o cinque innesti mirati per rendere la squadra competitiva anche nel campionato cadetto. Un segnale di serietà arriva già dagli spogliatoi, dove la voglia di ripartire è tale che diversi atleti si stanno allenando individualmente in città, anticipando i tempi del ritiro.
L’identità di questo nuovo Benevento, secondo il suo allenatore, poggia su basi granitiche: onestà intellettuale e un legame umano profondo tra i calciatori. Floro Flores rivendica con orgoglio il metodo scelto, quello di non nascondere mai nulla al gruppo. “Meglio una verità scomoda che una menzogna costruita”, ripete, distanziandosi nettamente dai cliché del calcio tradizionale. Dietro questo equilibrio, c’è il lavoro silente di uno staff di dieci persone, eredità preziosa del predecessore Auteri, che l’ex bomber ha saputo valorizzare con totale fiducia.
C’è spazio anche per un pensiero rivolto a Oreste Vigorito, pilastro imprescindibile del club. Per l’allenatore, il patron sannita rappresenta una garanzia di continuità assoluta, un uomo di parola che non ha alcuna intenzione di lasciare le redini della Strega. E mentre il suo sguardo analizza con ammirazione le nuove leve tattiche del calcio italiano — con un occhio di riguardo per le proposte di gioco di Fàbregas e dei giovani colleghi come Abate — Floro Flores chiude la porta a ogni distrazione: l’Udinese appartiene al passato, il suo cuore e il suo lavoro, oggi, parlano solo giallorosso.













