Oreste Vigorito è a Roma, nel cuore di una delle giornate più delicate per il calcio italiano. Il patron giallorosso ha raggiunto il Cavalieri A Waldorf Astoria Hotel, dove l’assemblea elettiva della Figc è entrata nel vivo per scegliere il successore del dimissionario Gabriele Gravina. Una votazione che non assegna soltanto una poltrona, ma ridisegna equilibri, rapporti di forza e prospettive dell’intero movimento. Tra i 245 delegati presenti – su 273 aventi diritto – c’è anche il numero uno del Benevento, chiamato a esprimere la propria preferenza tra Giovanni Malagò e Giancarlo Abete.

Il totale dei voti effettivi è sceso a 460,038 rispetto ai 516 previsti, con la soglia per l’elezione fissata a 231 voti. Un meccanismo complesso, dove il peso di ogni delegato varia in base alla categoria di appartenenza: la Serie A incide per 4,644, la Serie B per 1,548, la Lega Pro per 1,106, i Dilettanti per 1,772, calciatori e allenatori per 1,984.In questo scenario, la presenza di Vigorito non passa mai inosservata. Da vent’anni figura di riferimento nel panorama calcistico nazionale, il patron sannita ha costruito relazioni solide in ogni area federale, diventando interlocutore molto ascoltato.

La sua voce pesa, soprattutto quando si discutono temi strategici: sostenibilità economica, riforme dei campionati, tutela dei club di provincia, diritti televisivi, infrastrutture. Per questo motivo, al di là del valore numerico del voto, la scelta che esprimerà oggi assume un significato politico evidente. In un’assemblea dove ogni segnale viene letto, interpretato, pesato, la posizione del Benevento può contribuire a orientare equilibri e alleanze. Una partita che va oltre il campo e che, ancora una volta, vede Vigorito protagonista in un momento decisivo per il futuro del calcio italiano.