Benevento ha scelto di premiare Sal Da Vinci con uno dei riconoscimenti più significativi del Conservatorio “Nicola Sala”: il Diploma Accademico Honoris Causa in Canto Pop/Rock. Un titolo che non arriva per celebrare un successo, ma per riconoscere la sostanza di un percorso costruito senza maschere, tra palchi, cadute, ripartenze e una resistenza che l’artista ha trasformato in identità.

All’Housing Universitario “Il Molino”, Sal Da Vinci è apparso sinceramente emozionato. Ha parlato di sorpresa, di gratitudine, di quella vicinanza che ti attraversa quando capisci che qualcuno ha letto davvero la tua storia. Nel documento ufficiale, una frase lo ritrae con precisione: «Sono molto emozionato, confuso da così tanta amorevole vicinanza». Una dichiarazione che ha aperto la cerimonia con un tono umano, diretto, privo di retorica.

Il momento centrale è stato il palco. Davanti a una platea composta da studenti, docenti, autorità e pubblico, il presidente del Conservatorio Giuseppe Ilario e il direttore Nazzareno Orlando hanno consegnato personalmente il titolo accademico. Un gesto che ha dato alla serata un peso importante: non una semplice premiazione, ma un riconoscimento istituzionale della sua autenticità artistica.

Sal Da Vinci ha chiarito subito il senso del titolo: non un trofeo da esibire, ma un affidamento. «Le mie aule sono state le tavole dei palcoscenici», ha detto, rivendicando una formazione costruita sul campo, tra spettacoli, prove, pubblico e difficoltà. Ha ricordato i momenti in cui cambiare mestiere sembrava una possibilità reale. Con la sua ironia ha raccontato un episodio domestico: «Una volta ho cambiato una lampadina e ho provocato un cortocircuito. Allora ho capito che era meglio continuare a fare musica». Dietro la battuta, la sostanza: chi non molla, prima o poi trova la strada.

Ai giovani ha parlato senza filtri: il fallimento capita a tutti, il problema è restare a terra. Rialzarsi è l’unica strategia. Un messaggio che coincide con la motivazione ufficiale del Conservatorio: “Una vita per la musica. Un esempio per le nuove generazioni”.

Poi l’identità. Sal Da Vinci ha rivendicato il valore dell’autenticità: nessuna maschera, nessun personaggio costruito. «La gente può anche non condividere una canzone, ma quello che conta è la verità con cui la racconti», ha detto. E ha ricordato il teatro come la sua “università”, il luogo dove ha potuto crescere quando le porte della promozione musicale erano chiuse.

La cerimonia è stata accompagnata da un momento musicale che ha trasformato l’evento in un incontro emotivo: alcuni brani simbolo, un pianoforte, applausi lunghi. Un modo per ringraziare il pubblico e chiudere la serata con la stessa sincerità con cui l’ha aperta.

Il Conservatorio ha sottolineato come questo titolo rappresenti anche un’affermazione del valore accademico della Canzone Napoletana, patrimonio culturale da studiare e tramandare.

Benevento ha celebrato un artista che non ha mai smesso di credere nel proprio cammino. E che oggi, con un Honoris Causa consegnato dalle massime cariche del Conservatorio, continua a ricordare che la musica non è un mestiere: è una resistenza.