In tempi difficili in cui l’invito è al distanziamento sociale, l’Archoclub Benevento decide di contribuire all’intrattenimento sociale attraverso la condivisione, su più larga scala, del proprio notiziario. Noi, qui di seguito, né pubblichiamo un articolo.


“Gratiarum matri civium voto dicatum”.
Pochi si fermano a leggere la scritta sulla trabeazione del pronao della basilica della Madonna delle Grazie. E pochi san- no, forse, perché c’è quella scritta. Ci ricorda che il tempio fu costruito per sciogliere un voto fatto dalla città alla Madonna delle Grazie in caso di salvezza. La salvezza invocata era dall’epidemia di colera che, qui a Benevento, giunse nel 1837. La «colera indiana», come allora era chiamata, circolava già da qualche anno e la città cercò di prendere ogni precau- zione per evitare di essere contagiata. Furono istituiti ferrei cordoni sanitari tutto intorno ma, nonostante ciò, l’epidemia giunse lo stesso.
I primi malati furono registrati l’11 giugno e per due mesi, fino al 15 agosto, il contagio fece 428 vittime. Il 21 luglio fu portata in processione la statua della Madonna delle Grazie, che allora era conservata nella chiesa di San Lorenzo, fino al Duomo. Come era immaginabile, il giorno dopo ci fu un’impennata dei contagi. In quell’occasione fu fatto voto alla Madonna di costruirle un nuovo e imponente tempio, proprio di fianco alla piccola chiesetta di San Lorenzo.
La prima pietra fu posta il 26 maggio del 1839, dal dele- gato apostolico che allora reggeva la città, monsignor Gioacchino Pecci, il futuro papa Leone XIII. Sotto il pronao della basilica, papa Leone XIII è raffigurato in una imponente sta- tua, collocata a destra dell’ingresso principale, mentre sulla sinistra c’è la statua di Benedetto XIII, il nostro papa Orsini. Ci vollero quasi cent’anni per completare il tempio.
I lavori furono in parte completati alla fine dell’Ottocen- to, tanto che solo il 16 giugno del 1901 fu traslocata la sta- tua della Madonna nella nuova chiesa. Alla chiesa, tuttavia, mancava la facciata con il pronao che vediamo in foto. Si giunse al completamento solo nel 1929, quando vennero collocate sulla cornice della trabeazione le sei statue dei santi che devono proteggerci. Da sinistra a destra sono san Rocco, san Gennaro, san Bartolomeo, san Francesco, san Barbato e sant’Antonio.