La Lega Serie B, nell’assemblea svoltasi in videoconferenza questa mattina, ha fissato il termine ultimo per la ripresa del campionato: sabato 9 maggio. In caso contrario la cadetteria non potrà più riprendere. Il 23 marzo, in ogni caso, è previsto il consiglio federale FIGC che dovrà decidere i criteri per assegnazione di titoli, promozioni e retrocessioni o addirittura annullamento della stagione. Ricordiamo che restano da disputare 10 giornate ed il torneo cadetto eventualmente potrebbe essere aperto almeno fino ai primi di giugno considerato che poi ci sarebbero le date dei play off. Ma appare chiaro che queste riunioni lasciano il tempo che trovano perchè ad oggi non si conoscono i tempi del picco del virus che continua a mietere vittime in Italia, nazione che ormai è quasi totalmente isolata.

A far capire, però, in questo momento l’impotenza del mondo del calcio di fronte ad un dramma di proporzioni mondiali c’è la dichiarazione del direttore generale del Venezia Dante Scibilia che ha trovato vasti consensi tra politici, tesserati, sportivi e dirigenti sportivi. Eccola: “La situazione ha raggiunto livelli molto preoccupanti. Le dimensioni sono tali da non poter essere più considerato solo un problema italiano. Sono preoccupato da alcune interviste rilasciate in questi giorni, c’è ancora l’illusione di poter gestire questa situazione nel calcio. Vuol dire che non si è capito la gravità del momento. Non è il momento di parlare di promozioni e titoli, non è possibile farlo perché oggi non è possibile fare alcuna previsione sull’evoluzione del virus. Il problema ormai è europeo, il calcio e tutti gli altri sport devono essere messi tutti sullo stesso piano, e infatti si stanno sospendendo campionati ovunque. È inevitabile che le decisioni saranno prese al di fuori del mondo del calcio italiano, servirà coordinamento con l’Europa e con il CONI e il calcio dovrà adeguarsi alle regole che dovranno valere per tutti, perché i problemi sono gli stessi per tutti. È un occasione per far capire alle persone che i calciatori e il mondo del calcio tutto non gode di privilegi e non si considera migliore di altri sport. Serve maturità e responsabilità perché il calcio gode di grande visibilità e oggi bisogna pensare come comunità e non ai singoli interessi personali. Dobbiamo essere un esempio in un momento in cui si chiede a tutti di fare sacrifici che, in alcuni casi, non consentiranno ad alcune famiglie di poter avere nemmeno i soldi per dare da mangiare ai propri figli. Io dico solo una cosa: si può scegliere di essere di fianco al paese o di mettersi davanti ad esso ma in questo caso le ricadute saranno gravi perché la gente di fronte ai morti, che sono già tanti, non dimentica”.