L’editoriale di Claudio Donato

​C’è un momento preciso, nelle stagioni che restano nella storia, in cui la cronaca cede il passo al destino. Quel momento, per il Benevento 2025/26, è scoccato al minuto 92.

​Se guardassimo questa partita con gli occhi freddi dell’algoritmo, diremmo che il Benevento ha rischiato il suicidio sportivo: andare sotto in casa, contro un Crotone ridotto in dieci uomini, è la classica sceneggiatura da incubo che solitamente precede le crisi di nervi. La logica diceva che la capolista si era “specchiata” troppo, che la superiorità numerica era diventata un sonnifero invece che un vantaggio.

​La vittoria in rimonta per 2-1 non ci racconta solo di tre punti messi in cascina. Ci racconta di una mutazione genetica avvenuta sotto la gestione Floro Flores. Il vecchio Benevento, quello “bello ma incompiuto”, dopo il gol di Zunno si sarebbe disunito. Avrebbe iniziato a lanciare palloni lunghi nel vuoto, preda della frenesia e dei fischi del Vigorito.

Questa squadra, invece, ha avuto la pazienza dei forti e la rabbia dei vincenti.

Non è un caso che a deciderla, all’ultimo respiro, sia stato un ragazzo del 2006. C’è una poesia brutale nel fatto che, mentre i “nomi pesanti” faticavano a scardinare il muro calabrese, sia stato il talento più puro e cristallino del vivaio a prendersi la responsabilità di tirare giù la porta. Il suo destro non è stato solo un gesto tecnico: è stato un urlo. Ha calciato via la paura di non farcela, ha calciato via le ombre del Catania che insegue, ha calciato il pallone direttamente in Serie B.

​Perché diciamocelo chiaramente, senza scaramanzie (che a Benevento sono sacre, lo so): queste sono le partite che vincono i campionati.

Vincere 3-0 dominando è facile. Vincere 2-1, in rimonta, nel fango, con l’ansia che ti mangia lo stomaco e l’orologio che corre troppo veloce, è roba da “grandi”.

​Il Crotone esce dal campo a testa alta, ma il Benevento esce con una consapevolezza nuova: ha scoperto di saper soffrire. E in Serie C, la bellezza ti fa prendere gli applausi, ma è la capacità di soffrire che ti fa prendere la promozione.

​Godetevi questa vetta solitaria, tifosi della Strega. Perché stasera, nella calza della Befana, non avete trovato solo carbone o dolci, ma il pezzo più importante del puzzle: l’anima di una squadra che non vuole più smettere di sognare.