In Italia si discute di molti temi sociali e politici, ma di molti altri se ne parla e s’informa poco e male. E’ questo il caso dei frutti di bosco congelati, contaminati da un batterio che probabilmente è causa di epatite A. La nostra curiosità ed attenzione sul tema è stata stimolata da un comunicato inviatoci dal ‘Dipartimento Comunicazione Codici’, Centro per i Diritti del Cittadino di Roma. In esso si legge: “Sui casi di epatite A legati al consumo di frutti rossi congelati non bisognava abbassare la guardia, dichiara Ivano Giacomelli, Segretario Nazionale Codici. La conferma ce la dà l’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare che, in una nota, ha informato come su 1400 segnalazioni in tutta Europa, il 90% siano concentrate in Italia. Secondo l’Ente il numero potrebbe essere addirittura sottostimato a causa del lungo intervallo tra l’esposizione e l’insorgenza dei sintomi/diagnosi e il fatto che le bacche possono essere un ingrediente minore o usato come decorazione negli alimenti”.
Nel 2013 l’allarme era partito dalla Germania e rapidamente si è allargato al resto del Continente. Le ipotesi di origine dell’infezioni ricadono su un lotto di frutti rossi provenienti dalla da Bulgaria e Polonia subito ritirato dal mercato. Tuttavia non è stato possibile individuare la causa che forse è da ricondurre al trattamento dei prodotti prima del congelamento/surgelamento o, addirittura, durante il raccolto. E’ noto che l’epatite A colpisce il fegato e può avere effetti gravi. Anche se congelato il virus non muore, ma basta invece una cottura di pochi minuti per renderlo innocuo. Dopo lo scoppio del caso, ‘Codici’ ha effettuato un accesso agli atti in possesso del ministero della Salute ed è venuta a conoscenza dell’elenco delle aziende fornitrici dei frutti di bosco contaminati; realtà aziendali in gran parte dell’Est europeo, ma anche italiane, canadesi e nord europee. Sempre dalla documentazione del Ministero, stando a quanto indicato da ‘Codici’, si apprende che in Italia, dal primo gennaio 2013 al 30 aprile di quest’anno, sono stati registrati ben 224 casi confermati. La concentrazione degli episodi di epatite A riconducibile al consumo di frutti di bosco congelati è in 5 province: Cuneo, Ferrara, Padova, Parma e Pavia.
Di nanzi a tali dati certi, il Segretario Giacomelli si chiede: “Perché il ministero della Salute non agisce contro i fornitori della merce contaminata, tutelando ulteriormente i consumatori?”.
Fedeli al motto del nostro quotidiano: “Un nuovo punto di vista per capire ciò che accade”, ci riteniamo in dovere di appoggiare questo importante diritto d’informazione e di dare spazio, nel nostro editoriale, ad un argomento poco discusso ma di grande rilevanza, nella speranza di suscitare interesse ed una più ampia richiesta di chiarezza in merito perchè non basta, ad esempio, rassegnarsi all’idea di non poter mangiare un gelato al lampone o un pasticcino ai frutti di bosco senza chiedersi il perchè di questa lunga assenza, così saporita e coreografica, dalle vetrine di gelaterie pasticcerie di tutta Italia. Vogliamo infatti sapere il vero perchè e se i frutti contaminati sono stati ritirati davvero per tempo dal commercio.












