Antonio Floro Flores esulta per la prima vittoria stagionale del Benevento, ottenuta contro un Verona considerato “la Juventus della Serie B”. Il tecnico giallorosso sintetizza così la partita: «È stata la partita perfetta. Contro una squadra con obiettivi diversi, vincere così ti dà uno stimolo in più. I ragazzi hanno dato l’anima, il cuore».
Sulle aspettative: «Io non aspettavo risposte, i miei giocatori me le hanno sempre date. Tranne Ascoli, dove abbiamo rinunciato al nostro modo di giocare, le prestazioni c’erano. La vittoria fa bene a tutti: a noi, ai tifosi, allo spogliatoio. Ti fa sentire vivo».
Sulle scelte tattiche: «Il modulo è cambiato per dare più solidità, ma a me piace il 4-2-3-1. Senza Prisco, ho provato questa soluzione con giocatori che in settimana hanno lavorato bene».
Sul primo tempo: «Giochiamo contro il Verona, l’80% di questi giocatori era in Serie A l’anno scorso. Qualcuno ha perso la bussola, ma è normale. Dopo il gol ci siamo abbassati, abbiamo rinunciato al nostro modo di giocare. Ma è nelle difficoltà che si cresce».
Su Salvemini: «Ai miei attaccanti chiedo sacrificio. Ciccio si è conquistato questa categoria a suon di gol in C, e sta sfruttando la sua grande occasione. Non sempre l’attaccante deve segnare: deve giocare per i compagni, e lui lo fa bene».
E sul modo di intendere il gioco: «Cosa ho detto tra primo e secondo tempo? Di andare uomo contro uomo a tutto campo. Non mi piace che la squadra si sia abbassata. Mi piace giocare a calcio. L’anno scorso ci siamo contraddistinti per questo: vogliamo costruire, partire dal basso, giocare».
Sull’esordio di Mannini: «È stata una scelta tecnica. Serviva un giocatore aggressivo, cattivo, che potesse coprire più ruoli. Cherubini e Talia stanno bene, ma negli ultimi 20 minuti serviva più fisicità».
Sulla “garra” e la “praticità”: «Penso che l’abbia dimostrato anche con l’Ascoli in dieci, è solo che siamo stati ingenui e abbiamo pagato. Gli voglio un mondo di bene, mi stanno facendo vivere emozioni che fino all’anno scorso non immaginavo».
E chiude con una riflessione personale: «Il presidente mi è stato vicino, non mi ha mai detto di mollare. Gli voglio bene come a un padre. La vera amicizia si vede quando perdi, non quando vinci. Voglio dedicare a lui questa vittoria perché mi è stato veramente molto vicino».













