“In questo momento qui a Paupisi – scrive il parroco di Paupisi Don Raffaele Pettenuzzo – noi non sappiamo cosa fare o come sarà il nostro futuro, dove andare o a chi chiedere per avere una qualche risposta sincera, non capiamo quali siano stati i nostri errori, cosa non abbia funzionato nei nostri ragionamenti e nelle nostre azioni. Tanto la nostra scienza quanto le nostre teorie si sentono frastornare dai dubbi. Ci rendiamo conto che le nostre splendide formule pratiche e teoriche non valgono niente, quando la natura si scatena distruggendo tutto, poiché vi è comunque qualcosa di imponderabile che ci sovrasta e che sfugge alle nostre indagini, agendo in tutte gli aspetti della nostra vita. Questo qualcosa di imponderabile, perché è difficile da valutare, nasce dalla costatazione che in questo momento, di fronte all’acqua, al fango e alle pietre che ci hanno invaso, non possiamo essere noi i padroni del mondo o che comunque non siamo in grado di comandare agli elementi naturali scatenanti di fermarsi quando si scagliano contro di noi, i nostri figli e le nostre case.
Le teorie sulla natura e le dottrine umane sono impotenti di fronte allo sconvolgimento nel quale l’uomo si è trovato a confrontarsi con la natura. I nostri pensieri si confondono, guardando a quello che ci è accaduto, e si scontrano con la cruda realtà dei nostri limiti umani e non sappiamo più cosa dire. Pertanto, le nostre parole sono ora vuote e ripetitive, mentre il vangelo di Gesù, pieno di significato e di profezia, è stato sepolto in un oblio totale. Prevalgono invece le chiacchiere inutili e le pure speculazioni infeconde.
Non sappiamo se per Paupisi vi sia ancora una qualche salvezza. Anche perché ci siamo impadroniti dei segreti della natura illudendoci di poterli ridurre a semplici forze, ma non abbiamo ancora capito quale sia il vero corso della nostra storia e non riusciamo quindi a comprendere la nostra vita. Perciò, solo se si finirà di parlare con parole vuote e prive di senso forse riusciremo a meditare sul vero significato del disordine attuale provocato dalla natura, che si è ribellata contro di noi. Dobbiamo imparare a sopportare le difficoltà e a perseguire la solitaria ricerca nello svelarsi del mistero che è la vita, indicando a quelli che ci sono accanto parole piene di verità, che unicamente Gesù ci può donare, affinché noi qui a Paupisi possiamo ritrovare il nostro giusto posto nel mondo. Ma questo potrà forse avvenire facendola nostra, meditandola, l’affermazione delle mamme di Paupisi che giovedì 15 ottobre, dopo il disastro, abbracciandomi e piangendo, mi hanno detto: «Don Raffaele, Dio ce voluto protegge, pecchè e criature noste so’ vive ancora, avimma ringrazià Dio de sta grazia!»”.













