Il Sommo Poeta Alighieri, nel 1321, intitolò la sua opera più famosa e, ancora oggi, studiata nelle Scuole, semplicemente “commedia” perché la narrazione inizia con visioni tristi e paurose (Inferno) e termina con immagini liete e rilassanti (Paradiso). L’aggettivo “DIVINA” fu aggiunto dal Boccaccio, “fan” incondizionato di Dante. Nella tradizione Cattolica-Cristiana, il PARADISO si riferisce alla vita eterna e beata dei defunti che godono nel guardare il volto di Dio. Di conseguenza, per i credenti, il massimo della felicità è il raggiungimento del Paradiso. Più prosaicamente ovvero praticamente, molti comuni mortali aspirano, invece, al “paradiso fiscale e terrestre” ossia a pagare le tasse che garantiscono un prelievo basso o nullo in termini di imposta sui redditi o “capital gain” (quando si vende un’azione a prezzo superiore a quella di acquisto) ovvero il guadagno derivante dagli investimenti finanziari. I paradisi fiscali attraggono ingenti capitali, per la realizzazione di insediamenti produttivi e finanziari, con capitali esteri. Ma in tutti gli Stati moderni esiste il principio generale che la tassazione è legata alla residenza effettiva. Ecco perché, chi dichiara falsamente una residenza nei paradisi fiscali al solo scopo di non pagare le tasse nella nostra Nazione, dove, di fatto, continua a risiedere, commette un illecito tributario e rischia un procedimento penale. Ma sono soprattutto le grosse organizzazioni (persone giuridiche), a decidere di trasferire la sede legale della propria impresa per sfruttare le conseguenti agevolazioni. Quando una società viene appositamente creata in un paradiso fiscale, assume la denominazione di “offshore” ovvero costituita in Paesi in cui si pagano imposte molto basse. Trattamento diverso è riservato al trasferimento estero della sede di una società italiana. Il Governo, per non perdere soldi, ha reagito, istituendo la “exit taxation” ossia tassazione in uscita, instaurando un maggior coordinamento delle politiche fiscali europee. Questo tipo di tassazione ha lo scopo di disincentivare le operazioni descritte. Difatti,la delocalizzazione deve essere reale e non finta e, comunque, anche un soggetto non residente, è tenuto a dichiarare gli incassi nella Nazione e, pertanto, gli stessi vengono tassati in Italia, limitatamente ai redditi ivi prodotti. Il Fisco esercita controlli pressanti ed accertamenti volti a verificare l’effettività del trasferimento all’estero. A questo proposito fa ancora molto scalpore leggere sui “mass media” che molti “V.I.P.” spostano, solo figurativamente, la residenza in paradisi fiscali oppure, in Stati con bassa tassazione, al fine di evadere le imposte, ma il loro reale centro di interesse è l’Italia. Se l’Agenzia delle Entrate riesce a dimostrare che il contribuente continua ad essere, di fatto, residente nel Paese, può tassarlo come cittadino Nazionale. In questo caso è il soggetto che deve dimostrare di vivere effettivamente all’estero (inversione dell’onere della prova), prevista solo in casi eccezionali. Difatti l’art. 2697 codice civile dispone: “chi vuol far valere un diritto in giudizio deve provare i fatti che ne costituiscono il fondamento”. E’ l’Organo che promuove il giudizio, l’attore fiscale in senso sostanziale in quanto deve provare i fatti costitutivi che sono a sostegno dell’accertamento notificato.
Per far fronte alla perdita di introiti, il Legislatore, scientemente, ha invertito l’onere della prova. L’articolo 2 bis del TUIR (Testo Unico Imposte Dirette), non considera sufficiente la “semplice” cancellazione dall’anagrafe della popolazione residente, ma esige molteplici e concrete prove da parte del verificato.
E’ del tutto evidente che trattasi di condotte da biasimare in quanto poste in essere da V.I.P. (personaggi famosi: cantanti, attori, calciatori e, comunque, soggetti molto noti al pubblico) i quali percepiscono incassi annuali favolosi. In ogni caso, questi comportamenti sono di pessimo esempio, soprattutto per l’educazione civica dei giovani. Pur tuttavia dobbiamo constatare che la pressione fiscale italiana è una delle più alte in Europa (difatti ha “conquistato” la maglia “nera”) e, di conseguenza, la riforma fiscale è urgente. La stessa deve salvaguardare i redditi medio-bassi la cui tassazione, ormai, non è più sopportabile. Ci rendiamo conto che la maggior parte di appartenenti a questo ceto, arrancano per vivere e per “tirare avanti”, pur manifestando forza e buona volontà