Il primo morto da coronavirus a Benevento è un operatore del servizio di soccorso 118. Nessun tampone e nessuna quarantena per i suoi colleghi. Altri medici e operatori di emergenza sono contagiati o a rischio, ma nessuno interviene e le autorità locali si limitano a ripetere di stare tutti  casa, senza contrastare i veri focolai.

E’ morto stamattina Salvatore Calabrese, di Solopaca ma che lavorava a Benevento presso la centrale operativa del servizio di soccorso del 118 (ambulanze) ricoverato da diversi giorni in terapia intensiva perché contagiato da coronavirus.

Mentre esprimiamo le nostre condoglianze alla famiglia e ai suoi colleghi, continuiamo a denunciare, come facciamo da diversi giorni, le condizioni in cui sono costretti a lavorare i medici, gli infermieri, gli operatori socio sanitari dell’Ospedale San Pio di Benevento, con dispositivi di protezione non sufficienti e a rischio di contagio continuo.

Dopo le nostre insistenze, cominciano ad arrivare i risultati dei tamponi effettuati dieci giorni fa, e già risultano positivi due medici. Non dovrebbe succedere: i sanitari non si dovrebbero infettare se tutto funzionasse a dovere.

E poi ci sono gli operatori delle ambulanze tenuti costretti a continuare il loro lavoro nonostante abbiano soccorso pazienti risultati positivi al coronavirus ma senza gli adeguati sistemi di protezione La permanenza in servizio di quei lavoratori, a contatto con altri ammalati, medici e colleghi, è causa certa di altri contagi, ma le nostre autorità locali continuano a ripetere genericamente a tutti di rimanere a casa senza affrontare veramente i focolai pericolosi.

Insistiamo nel chiedere i tamponi per tutti gli operatori a rischio e non solo per quelli che hanno sintomi perché potrebbero essere asintomatici ma intanto contaminare altri.

Segnaliamo i fatti anche alla Procura della Repubblica per le indagini conseguenti.