Si è svolto presso la Villa dei papi di Benevento, promosso dalla Provincia, il convegno ‘Verso un pieno utilizzo delle acque di Campolattaro’.
Erano presenti il Prefetto Paola Galeone, i consiglieri regionali Colastanto ed Abbate, numerosi Sindaci ed amministratori locali, tecnici delle Agenzie e degli enti strumentali, il presidented ell’Asea Alfredo Cataudo.
I lavori sono stati aperti dal Commissario straordinario della Provincia di Benevento Aniello Cimitile, il quale ha riassunto i fatti e le opere realizzate dalla Provincia per questa diga e per questo invaso da 125 milioni di metri cubi d’acqua. La gestione dell’impianto, assegnato alla Provincia nel 1997, nasce da una storia cominciata nel 1969 a cura della Cassa per il Mezzogiorno. Il progetto fu approvato nel 1979, ma in realtà non furono mai individuate opere di derivazione, né fu avviata la destinazione d’uso delle acque raccolte ai piedi della cittadina di Campolattaro, imbrigliando le acque del Tammaro. I lavori cominciarono nel 1981 e furono ultimati nel 1995, “Da quel momento – ha detto Cimitile – il manufatto è rimasto dormiente perché appunto non aveva una sua destinazione d’uso. La Provincia di Benevento – così ha rivendicato Cimitile – ha compiuto un grande lavoro per valorizzare l’impianto”. Oltre a realizzare alcune indispensabili opere collaterali per la protezione delle sponde e per risanare e mettere in sicurezza un costone, infatti, già nel 2006, fu concepito un suo uso plurimo, nell’ottica della tutela dell’ambiente e del territorio e del suo sviluppo socio-economico. Cimitile ha quindi detto: “La potenzialità di 125 milioni di metri d’acqua raccolti nell’invaso doveva essere sfruttata per uso potabile, irriguo ed industriale. Queste sono le tre linee d’intervento e quelle sulle quali ci siamo mossi. Per la parte potabile pensiamo all’utilizzo di 29 milioni circa di metri cubi, per la parte irrigua a 26 milioni circa di metri cubi, per quella irrigua a 5 milioni di metri cubi. Dobbiamo pensare poi a garantire il deflusso minimo vitale del Tammaro, affluente del Calore. L’opera, in questa logica, diventa di valore strategico non solo per la Campania, ma per l’Italia tutta. Per la parte potabile sarebbero necessari 300 milioni di euro da reperire su fondi pubblici. Tali fondi saranno utili per la realizzazione di tutte le infrastrutture necessarie a portare l’acqua nelle case a partire da Benevento. Per la parte industriale parliamo di 600 milioni di euro. Tale somma viene messa a disposizione della ‘Repower’, società individuata con una procedura ad evidenza pubblica. Per le infrastrutture di irrigazione si pensa a 100 milioni di euro. Attorno all’invaso sono nati altri progetti, sempre a cura della Provincia, come l’Oasi naturalistica di Campolattaro, la Zona a Protezione Speciale ed il progetto del Parco delle Quattro Acque, per la valorizzazione a scopi naturalistici del territorio. Sono stati anche avviati le progettualità per l’impianto di canottaggio a Campolattaro, affidato all’Asea per un importo di 45 milioni di euro. Quando si realizzano progetti di tali dimensioni si tratta di tentare una sintesi concreta tra le diverse posizioni – ha detto ancora Cimitile – vogliamo auspicare il massimo della condivisione nel rispetto di tutti, ma non accetto che mi si dica che si tratta di progetti calati dall’alto quando invece siamo andati a discuterli più volte sul territorio”.
A questo punto, Giuseppe Vacca, esperto di infrastrutture idrauliche, ha riassunto i termini tecnici della realizzazione dell’Opera che, proprio in questi giorni, è oggetto del completamento delle operazioni di collaudo per l’utilizzo reale di 85 milioni di metri cubi su una potenzialità di 125 milioni di metri cubi. Secondo Vacca, nell’invaso rimarranno comunque 45 milioni di metri cubi di acqua, risorsa che sarà utilissima per la tutela delle aree protette, per garantire il minimo di deflusso vitale del Tammaro, e per consentire l’impianto di pompaggio di ‘Repower’ a Pontelandolfo.
Giuseppe Becchiola della ‘Repower’, ha a tal proposito evidenziato che l’idea della realizzazione dell’impianto di pompaggio dalla diga di Campolattaro, da realizzarsi nella vicina Pontelandolfo grazie ad una condotta di circa 8 chilometri, è datata già 2008 quando le condizioni socio-economico erano diverse da quelle attuali. “Ieri come oggi l’energia elettrica – dice Becchiola – non è immagazzinabile in qualche contenitore e la sua richiesta è variabile. L’impianto di pompaggio si azionerà quando ci sarà richiesta reale di energia ed ha una sua flessibilità perché capace di produrre 600 megawatt. L’investimento è di 600 milioni di euro, con una occupazione per cinque anni di 300 unità per la realizzazione dell’impianto. Va detto, però, che l’impianto ha tempi di recupero dell’investimento lunghissimi, a fronte dei quali le concessioni pubbliche sono molto brevi. Nessun investitore privato è in grado di mettere in campo una tale cifra, ma spero che si possa continuare un dialogo con le Autorità locali”. A seguito di una domanda lo stesso Becchiola ha spiegato che l’impianto di pompaggio, pur avendo un consumo elevato affida la sua rimuneratività alla vendita dell’energia quando viene richiesta. Il suo impianto, inoltre, ha uno scarso impatto sul territorio perché interviene in quella che è una conca naturale nella quale s’insedia da un nuovo invaso.
Il presidente della Regione Campania, Stefano Caldoro, con il suo intervento ha voluto contestare il sistema italiano che non consente una velocità decisionale adeguata alle necessità. Passando poi, con una parentesi sul tema, alla delicata questione delle trivellazioni nel Sannio, Caldoro ha dichiarato che “La Regione Campania non ha alcuna competenza in questa vicenda, se non per alcune questioni marginali di natura meramente amministrativa; è il Governo che ha una funzione strategica nella vicenda. Noi non possiamo scavalcare le comunità locali, ma dobbiamo valutare questa questione delle trivellazioni come una opportunità che va valutata senza posizioni precostituite dal punto di vista ideologico. Dobbiamo entrare nel merito delle questioni senza pregiudizi, dobbiamo cercare di pensare al nostro futuro”.
L’onorevole Del Basso De Caro ha affermato che è importante non penalizzare il territorio beneventano per le acque ad uso potabile ed irriguo, basti pensare al fatto che Benevento riceve l’acqua dal Molise perché non ha autonomia in questo campo. “La Regione deve intervenire direttamente su questa opera utilizzando i ‘Fondi di Sviluppo e Coesione’ a sostegno del privato – ha proseguito De Caro. Il decreto Sblocca Italia impone proprio alle Regioni di intervenire, pena la revoca di questi fondi. Io sono convinto che bisogna partire dalle comunità interessate perché è necessaria questa fase di coinvolgimento degli enti locali per capire le ragioni di tutti. Nessuno può pensare di realizzare da solo un’opera del genere”.













