Sarà compito delle Federazioni decidere chi parteciperà il prossimo anno alle coppe europee nel caso in cui i campionati non dovessero concludersi. La UEFA, al termine della riunione del suo Comitato Esecutivo, ha chiesto alle Federazioni di setacciare tutte le strade per provare a concludere i campionati. Ma allo stesso tempo ha aperto le porte alla possibilità di conclusione anticipata dei campionati. “Pur facendo tutto il possibile per completare le competizioni nazionali, le Federazioni e/o le Leghe potrebbero avere motivi legittimi per terminare prematuramente le loro competizioni nazionali, in particolare nei seguenti casi”, si legge nel comunicato.
1) Esistenza di un decreto che vieti gli eventi sportivi in modo tale che le competizioni nazionali non possano essere completate prima di una data che consentirebbe di completare la stagione in corso in tempo prima dell’inizio della stagione successiva.
2) Problemi economici insormontabili che rendono impossibile terminare la stagione perché metterebbe a rischio la stabilità finanziaria a lungo termine della campionato e dei club.
La UEFA di fatto non ha deciso e ha reso noto che dovranno essere le Federazioni e/o Leghe a dover indicare le squadre che parteciperanno il prossimo anno alle competizioni europee in base al merito sportivo emerso dalla stagione 2019/20. “La procedura – si legge – dovrà basarsi su obiettivi, trasparenti e non discriminatori”.
E’evidente che contrariamente a qualche settimana fa iniziano a valutarsi concretamente le ipotesi di non ripresa considerato che il tempo passa ed il problema, specie quello della sicurezza persiste a tutti i livelli. Tra l’altro il limite massimo ufficiale di conclusione delle attività fissato dall’Uefa è il 3 agosto e non pare che ci siano i tempi. Premesso che per quanto riguarda la ripresa si parla ormai solo della serie A, quindi il discorso della serie cadetta resta per ora in alto mare anche se questo non significa che il Benevento debba rinunciare alla serie A. Infine, a complicare ulteriormente, quanto meno in Italia c’è il documento tecnico dell’Inail, emesso in giornata che sancisce che gli atleti professionisti sono ad alto rischio e richiede tutta una lunga serie di prescrizioni












