L’Associazione Culturale Italia Medievale (ACIM), avente come principale obiettivo la promozione e valorizzazione del patrimonio storico e artistico del Medioevo italiano, ha da poco pubblicato sul portale Italia Medievale il romanzo ‘I mercanti bizantini scomparsi’ di Maria Luisa Ghianda, seconda classificata con il racconto ‘La vidua velata’ alla decima edizione 2015 di ‘Philobiblon’, Premio Letterario Italia Medievale per racconti brevi e inediti liberamente ispirati al Medioevo.

mercanti_bizantini‘I mercanti bizantini scomparsi’ è un’opera di fantasia che scaturisce dall’immaginazione dell’autrice, sebbene si riconnetta a fatti storicamente accaduti. La vicenda narrata si svolge nell’arco temporale di ventuno giorni, dall’ 11 al 31 agosto del 1165, a cavallo della fiera di san Bartolomeo, evento commerciale di origine altomedievale. Gli eventi con cui i personaggi hanno indirettamente a che fare sono l’assedio di Benevento da parte Guglielmo d’Hauteville, lo scisma papale, la cattività francese di papa Alessandro III e la rivalità tra Benevento e Capua, che l’autrice ha posdatato per esigenze narrative.

L’ostilità dei beneventani contro i Normanni, alla quale si fa continuamente riferimento, è ampiamente riportata da un autore medievale locale, Falcone Beneventano che, nel suo ‘Chronicon’, ha narrato le vicende della città dall’anno 1102 al 1144. Nella finzione narrativa, all’astio dei beneventani contro i Normanni ho liberamente unito il loro rifiuto ad utilizzarne la lingua, preferendole l’idioma longobardo.

“L’idea – spiega l’autrice del romanzo – mi è stata suggerita dalla constatazione che nel dialetto locale sono ancora oggi in uso numerosi lemmi d’origine longobarda, in ragione del fatto che nel ducato di Benevento la loro dominazione si è protratta per circa cinquecento anni, perdurandovi molto più a lungo che altrove in Italia. Anche lo Ius Langobardorum restò in vigore in città ben oltre la data del 1165, presa a prestito per la vicenda narrata, e vi aveva la precedenza sul diritto romano. Il codice delle Leggi longobarde risultava ancora praticato nel 1202, come si evince dagli Statuti cittadini[5] di quell’anno. Fin dal tempo del principe longobardo Arechi II, la città di Benevento fu un importante crocevia di scambi commerciali, soprattutto con Costantinopoli. A questa sua vocazione si ispirano le vicende del romanzo e la partecipazione di mercanti bizantini alla più importante delle sue fiere”.

Fra le tradizione longobarde descritte e, se pure in modo immaginifico, fatte perdurare al di là del loro tempo storico e calate nella Benevento del XII secolo, l’autrice ha annoverato la cavalcata di san Bartolomeo, che è molto più antica e doveva riconnettersi all’uso longobardico di festeggiare gli eventi importanti con una cavalcata. Nel corso dei secoli, molti dei documenti medievali beneventani sono andati perduti e, laddove le testimonianze erano inesistenti o incerte, l’autrice si è fatta guidare dall’immaginazione. A tal proposito, Ghianda afferma: “La cosa più affascinante per chi scrive romanzi storici sono proprio le lacune dei documenti, perché lasciano libero spazio alla fantasia. In fondo questo è soltanto un racconto immaginario, non un capitolo di storia e sono io l’unica responsabile di qualunque errore, grave o piccolo, commesso nel tentativo di ricreare fedelmente il tempo e i luoghi che gli fanno da sfondo”.