Il club sannita trasforma una finale interminabile in un manifesto di identità, resilienza e maturità tecnica.
Ad Ancona i giallorossi ribaltano due svantaggi, sfiorano il baratro su un tiro libero e poi trovano il gol che cambia la storia: la Coppa Italia di Serie A2 Élite è loro. Ora la Serie A è a un passo.
Il futsal italiano ha vissuto una notte che non dimenticherà. Ad Ancona, in una finale che sembrava sospesa fuori dal tempo, il Benevento 5 ha trasformato una partita in un atto di fede collettiva. Il 3-2 al Vinumitaly Petrarca non è solo un trofeo: è la certificazione di un’identità costruita negli anni, con pazienza, visione e una fame che non conosce pause.
La gara è stata un viaggio dentro tutte le emozioni possibili. Il Benevento è andato sotto due volte, ma non ha mai perso lucidità. Ha risposto prima con il destro secco di Luquinhas, una conclusione che ha tagliato l’aria e rimesso tutto in equilibrio. Poi con la giocata che resterà negli archivi: il cucchiaio di Abdala, eseguito mentre la squadra rischiava tutto col portiere di movimento. Un gesto tecnico che vale un manifesto.
Nei supplementari, quando il Petrarca ha colpito il palo su tiro libero e il destino sembrava oscillare, i giallorossi hanno scelto di non tremare. Da un corner, quasi un dettaglio, è nata la conclusione di Rosato: precisa, chirurgica, definitiva. Il gol che ha fatto esplodere la panchina, il settore dei tifosi, un’intera città.
Un trionfo che racconta un progetto
Il successo ha generato reazioni immediate. Il consigliere regionale Pellegrino Mastella ha parlato di “risultato storico”, sottolineando come la società guidata dal presidente Pellegrino Di Fede e dal direttore generale Antonio Collarile sia diventata un modello di serietà e ambizione. Una struttura che ha saputo crescere senza perdere radici, valorizzando professionalità sannite e costruendo un ambiente che oggi raccoglie i frutti più luminosi.
Mastella ha ricordato anche il contesto: il Petrarca è già in Serie A, il Benevento è a un passo. Una vittoria nelle prossime due gare basterà per completare un percorso che profuma di impresa.
Una città che si riconosce nella sua squadra
Alle parole della Regione si sono aggiunte quelle del Comune. Il consigliere delegato allo Sport, Enzo Lauro, ha parlato di “orgoglio cittadino”, evidenziando come la squadra abbia portato in giro per l’Italia non solo il proprio nome, ma anche quello della città, grazie alla maglia celebrativa con lo skyline di Benevento: l’Arco di Traiano, Santa Sofia, i simboli di una storia che non smette di parlare.
Un dettaglio? No.
Un messaggio: questa squadra rappresenta un territorio, non solo un club.
Ora la storia può completarsi
La Coppa Italia è il primo capitolo. Il secondo è lì, a portata di mano: la Serie A. La trasferta contro la Lazio può trasformare una stagione straordinaria in una stagione irripetibile.
Il Benevento 5 ha dimostrato di avere tutto: qualità tecnica, carattere, idee, una società solida e un pubblico che sente questa squadra come parte della propria identità.
Ad Ancona non ha vinto solo una finale. Ha vinto un modo di stare in campo. Ha vinto un progetto. Ha vinto una città.
E ora, il futuro non è più un sogno: è un traguardo che aspetta solo di essere afferrato.












