Il Benevento Calcio è ufficialmente in Serie B e, nelle parole del presidente Oreste Vigorito, questa non è una vittoria casuale ma il risultato di un percorso lungo, costruito passo dopo passo. Una promozione che nasce dalle difficoltà, dalle retrocessioni amare e da una ricostruzione lucida e coerente nel tempo. “È l’arrivo di un percorso tracciato. Dopo due retrocessioni servivano anni per rimettere tutto a posto. Questo è il terzo anno”, spiega il presidente, sottolineando come il successo sia figlio di programmazione e non di improvvisazione. Il Benevento ha vinto perché ha saputo darsi regole, prendere decisioni anche dure e mantenere una linea chiara: “Questa è una squadra costruita, non inventata”. Una frase che riassume perfettamente il senso della stagione, in cui la società ha operato con fermezza, trattando il club come una struttura organizzata, dove ogni scelta ha un peso e ogni ruolo deve rispettare equilibri precisi.
Il percorso, però, non è stato lineare. Vigorito lo ammette senza giri di parole: nel calcio non esistono certezze e spesso si naviga tra dubbi e interpretazioni. “Quando retrocedi pensi di aver sbagliato tutto, altre volte credi di aver fatto una squadra che doveva retrocedere”. Eppure, i numeri raccontano una realtà diversa: cinque campionati vinti in circa vent’anni, una media che certifica continuità e visione. La promozione di quest’anno, però, ha un valore particolare anche per il contesto in cui è arrivata. La Serie C viene definita senza mezzi termini “un inferno”, un campionato imprevedibile dove puoi battere la prima e perdere con l’ultima, un ambiente ad altissima variabilità in cui uscire richiede solidità mentale oltre che qualità tecnica. Ed è proprio questa solidità che ha fatto la differenza.
Il momento decisivo è stato vissuto con tensione crescente, tra il campo e le notizie provenienti dagli altri risultati, in particolare quello del Catania. Una partita bloccata, nervosa, decisa da episodi, come spesso accade in questi contesti. “Non è stata una grande partita, ma queste gare si decidono così”, racconta il presidente, descrivendo quei minuti finali in cui il tempo sembra dilatarsi e la realtà viene quasi anticipata con la mente: “Facevo finta che fosse già finita”. Poi la matematica, la certezza, la liberazione.
Accanto al risultato sportivo, emerge con forza anche la dimensione umana e storica del club. Il ricordo del fratello Ciro, figura fondamentale nella crescita del Benevento, è ancora vivo: “Le basi del settore giovanile sono le sue”. Un’eredità che continua a influenzare il presente e che si intreccia con un percorso iniziato quasi per caso e diventato nel tempo una storia lunga vent’anni. Rispetto al passato, però, c’è una differenza netta: se in altre stagioni la promozione era arrivata quasi a sorpresa, questa volta l’obiettivo era chiaro fin dall’inizio. “Quest’anno eravamo partiti per vincere”. E per farlo sono stati scelti giocatori disposti anche a scendere di categoria pur di sposare il progetto, un gruppo che ha unito esperienza e sacrificio, accettando ruoli e responsabilità senza creare frizioni.
Determinante anche la gestione societaria, con scelte forti prese già in estate: pulizia dello spogliatoio, ricostruzione della rosa, inserimento di nuove figure e fiducia a un allenatore giovane ma coerente con la visione del club. Un lavoro che ha trovato riscontro anche nel rapporto con la tifoseria, testimoniato da numeri importanti sugli abbonamenti e da un entusiasmo crescente attorno alla squadra. Alla fine, il messaggio di Vigorito è semplice ma profondamente rappresentativo dell’identità costruita negli anni: “Non molliamo mai”. Ed è proprio questa continuità, più ancora dei singoli episodi o delle partite decisive, ad aver riportato il Benevento in Serie B, con la consapevolezza che stavolta non si tratta di un traguardo occasionale, ma della naturale conseguenza di un progetto solido e ambizioso.












