Vincenzo Spadafora ha aperto una finestra, l’incontro tra il comitato tecnico scientifico e la FIGC lascia in piedi diversi punti interrogativi. “Spero che il 18 maggio tornino gli allenamenti di squadra”,  il ministro dello Sport,  anche in Commissione Cultura alla Camera dei Deputati è sembrato per la prima volta dall’inizio della pandemia più possibilista sulla ripresa del calcio e soprattutto più sensibile alle istanze arrivate dal mondo del pallone. Per trasformare le speranze in certezze, però, servono alcuni passi ben precisi. Intanto nella giornata di ieri il comitato tecnico scientifico ha visto la FIGC, in persona del presidente Gravina e del professor Zeppilli, per discutere e definire il protocollo. Di ripresa degli allenamenti individuali, si badi bene, perché la ripresa del campionato è un discorso ancora da aprire. Al termine di un vertice non decisivo ma utile e positivo, e durato emblematicamente quanto una partita, gli snodi sono rimasti gli stessi: l’altissimo numero di test richiesti, in un momento nel quale (a differenza di quanto accade in Germania) non tutti gli italiani vi hanno facilità di accesso. E soprattutto come gestire eventuali nuovi contagi tra i calciatori, quando ci saranno: il modello tedesco, in questo caso, è l’unica soluzione per ripartire. Altrimenti lo stop è inevitabile. Il CTS trasmetterà un resoconto a Roberto Speranza, ministro della Salute. Un report che finirà inevitabilmente anche sul tavolo di Giuseppe Conte: da diversi giorni il premier si è ormai convinto della necessità di un suo intervento in prima persona sulla questione. Il Presidente del Consiglio incontrerà Gravina e Dal Pino, presidente Lega Serie A, nei prossimi giorni, con la deadline per una decisione, a quel punto del governo nella sua collegialità, che si fa sempre più vicina: entro il 25 maggio, infatti, la UEFA attende una risposta sulla ripartenza o meno di tutti i campionati europei.