Benevento si è fermata di colpo. Non solo il calcio, non solo gli amici di una vita, ma un’intera città che oggi perde un pezzo della propria memoria sportiva e umana. Peppe Izzo se n’è andato improvvisamente mentre giocava a padel, stroncato da un malore che non gli ha lasciato scampo. Una notizia arrivata come un pugno allo stomaco, capace di attraversare in pochi minuti bar, telefoni, spogliatoi e gruppi di tifosi.
Per tutti era “Peppe champagne”, soprannome diventato simbolo di un uomo genuino, passionale, sempre vicino alla sua gente. Ma dietro quel nomignolo c’era soprattutto un calciatore che ha vissuto il Benevento come una seconda pelle. Sette stagioni in giallorosso tra Serie C e Serie D, anni difficili, spesso complicati, ma affrontati con orgoglio e appartenenza vera.
Izzo non è stato soltanto un ex calciatore. È stato uno di quelli che il Benevento lo portavano dentro anche lontano dal campo. Quando la società attraversava momenti delicati, lui c’era. Non per interesse, ma per amore. Memorabile il suo impegno nel 1987, accanto ad Alfredo Zica, per contribuire a salvare il futuro del club. Un gesto che racconta più di qualsiasi statistica.
Dopo il calcio giocato aveva continuato a trasmettere esperienza e passione da allenatore, restando un riferimento per tanti giovani e per l’ambiente sannita. Sempre presente, sempre disponibile, sempre legato a quei colori.
Oggi Benevento piange uno dei suoi uomini più autentici. E nel dolore resta il ricordo di un volto familiare, di un sorriso riconoscibile, di una vita vissuta con il calcio nel cuore.
Ciao Peppe. La tua storia resterà per sempre dentro il cuore giallorosso.













