1005817_780979301935997_737630481759365995_nIl Nucleo Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Caserta ha eseguito un’ordinanza di arresti domiciliari emessa nei confronti di Paolo Romano, Presidente del Consiglio Regionale Campania, per il reato di tentata concussione.
Il provvedimento cautelare è stato adottato dal G.I.P. di Santa Maria Capua Vetere il 15 maggio 2014 su richiesta di questa Procura depositata il 3 febbraio 2014.
Il giudice ha però qualificato più gravemente i fatti contestati a Romano, individuando nelle condotte poste in essere dallo stesso minacce strumentali ai suoi fini illeciti e non invece l’ipotesi dell’indebita induzione, ipotizzata dalla Procura nella sua richiesta cautelare. In particolare, Romano ha per lungo tempo abusato della sua qualità pubblica, esercitando indebite pressioni politiche e minacce per costringere Paolo Menduni, direttore generale dell’A.S.L. Caserta, a nominare persone di sua fiducia quali direttore sanitario e direttore amministrativo dell’ente in questione nonché al vertice del Distretto Sanitario di Capua.
Il Romano, per raggiungere tali scopi illeciti, ha strumentalizzato le prerogative inerenti la sua carica, contattando in diverse occasioni Menduni e minacciando gravi conseguenze qualora non avesse assecondato la sua volontà, quali ispezioni e controlli amministrativi presso l’ente pubblico. Inoltre, nel corso degli incontri avuti con Menduni, Romano ha fatto sovente riferimento a una sorta di accordo politico che prevedeva la spartizione di incarichi apicali nella pubblica amministrazione regionale.
A Romano, inoltre, viene contestato di aver esercitato pressioni indebite e minacce anche per costringere Menduni a revocare le nomine dirigenziali che questi aveva nel frattempo effettuato senza assecondare le sue indicazioni.
L’utilità che Romano intendeva conseguire mediante la propria condotta era rappresentata dalla nomina di alti dirigenti amministrativi, così da poter disporre di persone di fiducia e compiacenti nell’azione di direzione di un settore fondamentale e strategico, anche sul piano elettorale, dell’organizzazione amministrativa regionale.
Gli elementi di prova a carico di Romano emergono innanzi tutto dalle dichiarazioni dello stesso Menduni, che ha narrato con estrema dovizia di particolari, le pressioni e le minacce subite per operare nomine “gradite” a Romano nonché le modalità concrete dell’indebita costrizione. Tali dichiarazioni, ritenute intrinsecamente attendibili, sono state riscontrate dalle numerose
informazioni testimoniali rese da alti dirigenti dell’ente, i quali non solo hanno riferito dell’esistenza di un clima fortemente ostile a Menduni, ma addirittura che mai in passato essi, pur avendo pluriennale esperienza nel settore sanitario, hanno assistito a tali forme di “attacco ” dal vertice politico, tanto da aver pensato che fosse in atto una manovra tesa a indurre il direttore generale a lasciare l’incarico. Inoltre, elementi significativi di prova emergono anche dal contenuto delle conversazioni telefoniche intercettate nelle quali Romano manifestava la propria preoccupazione per la denuncia presentata da Menduni.