Esattamente nove anni fa, in una piovosa mattina del 26 ottobre 2010 smise di battere il nobile cuore di Ciro Vigorito stroncato da una incurabile malattia. Secondo il suo immenso e grande carattere, però, si era preso gioco fino a pochi giorni prima dello stesso “male” facendo le cose di sempre, normali e senza mai lasciare lavoro, amici, collaboratori, ma soprattutto dispensando sorrisi e grande umanità e comprensione verso tutti. Non aveva fatto pesare a nessuno la sua condizione. Amministratore delegato del Benevento Calcio spa e presidente del settore giovanile, ma è meglio definirlo anima, organizzatore, ideatore, cuore della società giallorossa. Infiniti i suoi meriti, lodevole il suo operato, la B e la A in grande parte appartengono anche a lui. Era umile, generoso, discreto e preparato su tutto. Un’altra dimostrazione della sua grandezza e del suo indiscusso valore, abbinato alla competenza, arriva proprio dal fatto che pur essendo trascorsi nove lunghissimi anni, la sua assenza pesa ancora tanto, viene ricordato e rimpianto da tutti quelli che ebbero la fortuna e la gioia di conoscerlo, ma soprattutto ci sono tantissimi aspetti organizzativi e idee che tuttora vengono attuati e si sono rivelati utilissimi per una società che insieme al fratello Oreste aveva raccolto quasi a pezzi in serie C2 e che come noto è arrivata anche in A. Sono certo che da lassù insieme proprio a Carmelo Imbriani che è stato uno dei suoi allenatori del settore giovanile, con il suo dolcissimo sorriso si stia godendo questi mesi, questi anni di successi, di trionfi, del fratello e degli stessi tifosi. Tanti i suoi capolavori o meglio i punti cardine che hanno contribuito alla svolta. A partire dalla cura, dalla dedizione e dall’input di preservare e ristrutturare lo stadio che giustamente porta il suo nome di chi lo curava e lo “vedeva” come una cosa cara di famiglia dopo che in passato era stato quasi abbandonato a se stesso; l’impostazione di una struttura con nuove regole dove grazie anche alla sua sensibilità e grande apertura c’erano gli stessi beneventani per rispetto verso il territorio, la grande apertura verso tutti, la pazienza e la grande capacità di ascolto, il lavoro certosino, l’aver allevato tanti dirigenti che ora si sono imposti come i vari Matarazzo e Cilento tanto per fare dei nomi e poi il capolavoro del settore giovanile con regole nuove ma dando rilevanza ai talenti locali e battendosi per una unificazione delle forze, purtroppo senza riuscirci fino in fondo anche perchè forse gli è mancato il tempo. Nel mio libro “Vita Giallorossa” l’ho definito “Ciro il grande”, un nome azzeccatissimo anche perchè quando si parla di chi non c’è più la retorica non è assolutamente opportuna ed è fuori luogo. Umile e disponibile oltre a far crescere il Benevento aveva lo scopo di mettere in vetrina il fratello Oreste mettendolo sempre al di sopra di tutto e prendendosi lui le responsabilità di eventuali piccoli errori… Ma soprattutto lavorare per incrementare il mito del suo stesso germano costruendo e cucendo situazioni ed altro.
Un maestro di vita. Ciao “zio Ciro” riposa in pace e grazie di tutto da parte di tutti…












