Dopo il lockdown da coronavirus, con la riapertura al pubblico del Museo Arcos, fortemente voluta dal presidente della provincia di Benevento Antonio Di Maria, è possibile, negli spazi dedicati al contemporaneo, riassaporare la mostra Laura Niola. Dentro di me…, inaugurata il 15 febbraio e calendarizzata fino al 19 aprile 2020. L’artista, su richiesta del curatore Ferdinando Creta, nel concedere la proroga per tutto il periodo estivo, ha voluto consegnarci la riflessione che segue:

“Vado per pensieri sciolti così come sono state le mie riflessioni ed emozioni che ho vissuto in questi ultimi mesi di look down seguendo gli andamenti del momento, le notizie della giornata, di cosa si poteva o non si poteva fare. Abbiamo ricevuto consigli di come impiegare il tempo per non annoiarci, come se avessimo bisogno di suggerimenti in tal proposito o come se gli interessi personali di ognuno fossero uguali ed omologati all’intero pianeta. È il momento di riflessioni introspettive, sull’umanità e sulla natura ci hanno detto. E mi rispondo da sola, c’era bisogno del COVID19 per chiederci questo! È da sempre che mi pongo certe domande e con me gran parte dell’umanità e prima di me intere generazioni fino ad arrivare agli antichi filosofi greci e romani. Ma dico… veramente siamo diventati così piatti e stupidi?

Ad ogni modo questa clausura forzata non ha cambiato gran ché i miei ritmi personali né la mia vita privata, sono una persona che ha inseguito sempre il ritornare dentro più che il confondersi fuori. Ci riempiamo di frastuoni, di situazioni e talvolta anche di persone per non ascoltare il nostro silenzio. Ma ci fa un gran bene contattarlo di tanto in tanto. Inevitabilmente in questo periodo il pensiero va alle mie opere rinchiuse ad Arcos, personale inaugurata il 15 febbraio dal titolo “Dentro di me”. Mai titolo più appropriato direi visto il momento che viviamo. Una mostra che indaga il lato esoterico della donna ed i suoi legami simbiotici con la terra. Mostra voluta, pensata e programmata già dall’anno 2016 dal Direttore di Arcos Ferdinando Creta, rimandata e procrastinata più volte da me senza nessun motivo reale, tranne quello di avere la sensazione che non fosse stato ancora il momento giusto o meglio il suo tempo. Il tempo è arrivato e forse ripensandoci mi dico che è stato proprio quello giusto. Nel senso che sia il tema da me affrontato che le singole opere sono nate per Arcos e si trovano proprio nel luogo e nel momento dove dovrebbero essere. Sono certa che si nutrono del respiro di quelle mura, nel buio e nel silenzio dall’assenza dei visitatori esalano l’energia del suo ventre. Penso alla mia Venere sospesa tra i serpenti del Caduceo e mi chiedo cosa stiano pensando, perché qualcosa pensano di certo. Poco più in là c’è la semina delle code di pesce che guardano in alto le tre lune del femminino sacro, subendone l’influsso aspettano di rinascere a nuova vita… ed io con loro. Poi c’è l’alambicco con un fuoco mai acceso ed al suo fianco delle rose mai distillate e sicuramente ora appassite. Ma non importa perché così doveva essere e così è stato.

Una cosa è certa che le opere quando ritorneranno da me non saranno più le stesse di quando sono partite. Saranno mutate, saranno piene del ventre di Arcos e l’Opera sarà compiuta.