Inzaghi nelle interviste del dopopartita a Pescara oltre a riconoscere, e non poteva fare diversamente, che non aveva funzionato niente ha sottolineato spesso che la classifica è invidiabile ed il Benevento è al primo posto. Cose sacrosante indubbiamente, ma che onestamente in questo momento non sottolinerei, se non altro perchè siamo solo alla nona giornata su trentotto che ci sono da giocare. Con grande sincerità mi sarei soffermato a riconoscere che ci sono tante cose da correggere, a partire dal modulo, per continuare con gli schemi di gioco offensivi e perchè no anche con altri aspetti come gli equilibri. Il Benevento ad esempio non può giocare contro tutti gli avversari in perenne inferiorità numerica a centrocampo anche perchè alla lunga paghi. Ieri il Pescara ha vinto lì schierando quattro centrocampisti puri, mobili e manovrieri che hanno fatto il bello e il cattivo tempo come Memushaj, Palmiero, Machin e Busellato, contro un Benevento che vantava i soli Viola e Hetemaj tra l’altro gli ultimi a mollare con Improta e Insigne sulle fasce che di certo non sono da supporto e tra l’altro l’ex napoletano notoriamente dall’inizio della stagione non sta giocando nel suo ruolo congeniale. Alla fine i sanniti hanno ceduto completamente la zona nevralgica e ne hanno sofferto tutti i reparti. Il 4-0 forse e ce lo auguriamo con tutto il cuore, sicuramente sarà un risultato sporadico e isolato ma non può non fare accendere i riflettori su determinati altri aspetti…  Probabilmente non è solo colpa di Coda, Sau, Insigne, Armenteros e compagnia tutti sul banco degli imputati se non si segna. Forse è il tipo di gioco che non premia le loro caratteristiche ed a mio modesto avviso si doveva lavorare sulle correzioni e cercare di migliorare proprio quando si vinceva, anche a mano bassa, ed ugualmente c’erano campanelli d’allarme come col Perugia dove si è vinto avendo solocon  il 31% di possesso palla. Non ci si può ostinare a restare fermi sulle proprie posizioni, così come non vanno adattati gli uomini agli schemi, ma al contrario bisogna attuare gli schemi ed i moduli in base alle caratteristiche degli uomini a disposizione. I meriti di Inzaghi e del suo staff sono quelli di aver trasmesso grinta e grande voglia all’intero gruppo che forte anche di individualità di altra categoria li ha sfruttati al meglio con una cavalcata finora positiva a livello di risultati, premiato a volte anche dalla buona sorte o come detto da episodi favorevoli (il rigore parato da Montipò in pieno recupero a Pisa, l’autorete di Sciaudone sempre nel recupero che ha regalato la vittoria col Cosenza, il paperone di Scuffet sul gol di Tello a La Spezia), ed in alcune occasioni anche da prestazioni sopra le righe come a Salerno o col Cittadella o quella sfortunata forse l’unica con l’Entella. Non si può ignorare che la capolista ha solo il nono migliore attacco del campionato, significa che è una squadra che non produce e le colpe non possono essere di Coda che fallisce il gol… Probabilmente come sostengo da giorni e fortunatamente non sono il solo, bisognerebbe modificare le cose come ha fatto nel momento della disperazione sul 2-0 Inzaghi all’Adriatico passando al 4-3-1-2, ma soprattutto si lavori agli equivoci. Quelle che sono le certezze non si cambiano anche a costo di sacrificare qualche nome eccellente. Ad esempio Caldirola deve stare lì dove sta come Letizia, Viola è il regista indiscusso e basta, non può essere adattato sulla fascia sinistra, sia ben chiaro da adesso, altrimenti si rifanno gli errori di Bucchi, si creeranno altri equivoci e si spersonalizza il calabrese che è in una fase di piena e totale fiducia che è determinante per rendere al meglio come sta facendo. E con lui ci vogliono un incontrista (Hetemaj è il massimo) ed un incursionista che assicuri anche dinamismo come Tello. E poi davanti lasciare liberi di muoversi come vogliono gli attaccanti con Insigne sulla trequarti e non costretto sulla linea dei difensori a rincorrere avversari di gamba, dote che non ha. Sau ad esempio ama gli scambi stretti e non i lunghi rilanci considerato che non è un gigante e i movimenti con Coda visto che sono due prime punte vanno meglio coordinati. Non ci vuole molto, anzi, approfittando proprio del fatto che siamo sempre primi bisognerebbe lavorare sui margini di miglioramento che sono ancora tanti. Lo meritano quei tifosi di Pescara che nonostante l’umiliante 4-0 hanno applaudito ed incoraggiato la squadra. Sappiano Inzaghi ed i suoi che siamo e dico siamo, tutti dalla parte del Benevento e non pensasse a fantasmi che non esistono da nessuna parte.

Rimbocchiamoci le maniche, dunque, ripartiamo tutti insieme, evitiamo i processi o posizioni di principio o arroccamenti che non servono a nessuno e pensiamo a battere la Cremonese degli ex Baroni e Ceravolo. Cambiare è sinonimo di elasticità, riconoscere gli errori di grandezza.