La risposta non è stata esattamente quella che i club di Serie A si aspettavano, ma comunque l’apertura c’è. Il Cts, dopo gli incontri dei giorni scorsi con la FIGC, ha detto sì alla ripresa degli allenamenti di gruppo delle squadre a partire da lunedì 18 maggio. Un sì con riserva, però, con indicazioni stringenti e vincolanti. E l’idea è subito andata al vero pomo della discordia: l’eventuale positività di un giocatore una volta ripartiti gli allenamenti. In Germania e Spagna si è scelto di isolare i diretti interessati. In Italia la strada intrapresa è sembrata subito diversa. E infatti il ministro Spadafora ha confermato le sensazioni: “Se durante gli allenamenti dovesse emergere un positivo, la squadra e tutto lo staff rimarranno in quarantena senza contatti esterni”. Un ritiro esteso ed allargato, in poche parole, che complica non poco i piani delle società. Che intanto, per poter parlare di ripresa del campionato, dovranno aspettare ancora almeno una settimana per capire quale sarà l’andamento della curva dei contagi.

Questo il comunicato integrale del Comitato Tecnico Scientifico: “Pur ribadendo che la documentazione dalla FIGC fornita è largamente lacunosa e imperfetta e che non si sono avuti riscontri adeguati ai rilievi sollevati e ribadendo che la realizzazione dei test molecolari sulle persone interessate alla ripresa degli allenamenti di squadra non devono minimamente impattare sul reagentario da dedicarsi in maniera assoluta ai bisogni del Paese, si riconosce l’importanza che questo sport riveste. Il CTS prende atto che gli allenamenti di gruppo sono parte imprescindibile del percorso relativo alle attività agonistiche. Il proposito di mettere in quarantena non solo gli atleti, ma tutto il personale che fa parte di una squadra (medici sociali, massaggiatori, fisioterapisti, cuochi, etc) può rendere la ripresa degli allenamenti di gruppo medicalmente coerente con le indicazioni già fornite da questo CTS in merito alle misure per il contenimento epidemico. Il CTS sottolinea che, per avere efficacia, le misure di quarantena volontaria devono essere stringentemente rispettate sotto la responsabilità del medico sociale e del medico competente. E’ necessario che, tuttavia, qualora durante il periodo di applicazione delle misure previste in caso di quarantena volontaria – da rispettarsi sotto la responsabilità del medico sociale – anche un solo membro dell’equipe risulti positivo, tutti gli altri membri dovranno obbligatoriamente sottoporsi a isolamento domiciliare per i successivi 14 giorni”.