LIBRO TERESA SIMEONE LOCANDINADomani, sabato 11 giugno, alle ore 18.00, presso l’Auditorium del Museo del Sannio, sarà presentato, con il patrocinio morale della Provincia di Benevento, il libro di Teresa Simeone ‘Papa Francesco – uno straniero in Vaticano’.
Interverranno: Norma Fortuna Pedicini, dirigente del Liceo Classico ‘Pietro Giannone’ e dell’IIS ‘Virgilio’ di Benevento; don Nicola De Blasio, direttore Caritas Diocesana e parroco di San Modesto; Amerigo Ciervo, presidente dell’Anpi di Benevento.
Modererà il giornalista Carlo Panella e accompagnerà la presentazione, al pianoforte, Pasquale Masiello.
‘Il libro, nel ripercorrere le tappe del pontificato di Papa Francesco, dall’elezione fino all’inizio del Giubileo, sottolinea la singolarità e la rivoluzionarietà della sua posizione antisistema, sovvertitrice dell’ordine, tipico del protocollo Vaticano, ponendo l’accento sull’eccezionalità di una presenza-essenza sicuramente extra-ordinaria nella quotidiana lotta all’immobilismo e nello ‘svelamento’ dei meccanismi che regolano l’apparato ecclesiastico romano.
In questo, Bergoglio appare estraneo alle tradizionali logiche politiche, alla ragion di Stato anche se è, forse, soltanto più sottile nell’interpretare la fine di una prassi anacronistica, ormai superata da una realtà che si deve confrontare con la complessità del mondo contemporaneo.
Egli non si pone, infatti, come ‘il principe, luminoso nella gloria del trono, ma come il pastore che si sporca per il suo gregge; il dotto che vuole guidare, in una missione sociale, etica e spirituale, l’umanità; lo psicanalista che intende riportare alla coscienza ciò che è stato rimosso da un clero lassista e mondano’.
Si pone soprattutto come uno straniero rispetto al contesto politico e culturale di un Vaticano incapace di rinunciare a comode abitudini e a prassi cristallizzate.
Ha il coraggio della franchezza, la spietatezza dell’onestà, l’inquietudine della consapevolezza: sa bene che in ognuno di noi c’è Hitler, ma anche Bonhoeffer; Hide ma anche Jekyll.
In questo, Papa Francesco è il testimone del terzo millennio della fede in Dio ma, soprattutto, della tenacia nell’accogliere l’umanità debole, sofferente e vinta.
Il richiamo alla misericordia in tempi difficili, in cui si vive la contraddizione dell’indifferenza alle grandi battaglie ideali o delle polarizzazioni estreme nelle scelte radicali di singoli e gruppi, pur nell’apparente ovvietà in un uomo di fede, è, in realtà, un fatto nuovo in un capo di Stato, con precisi doveri politici.
La sua figura affascina credenti e atei, fedeli e agnostici, coloro che pregano e coloro che, non più capaci di farlo, ‘vogliono almeno sperare’, tutti quei laici che incominciano ad intravedere, finalmente, nella sua Chiesa un’istituzione non più preoccupata soltanto di conservare, ma capace anche di rinnovare.
Papa Francesco ha indicato una strada che non è quella del rigore né quella dell’indifferenza anaffettiva; non è quella del pilatismo né quella della burocrazia asettica e impersonale, piuttosto quella della scelta coraggiosa e pericolosa.
Contro la banalità del male, che s’insinua subdolamente tra le pieghe di una postmodernità troppo attenta a giustificare se stessa e capace di arrestarsi nella zona grigia della deresponsabilizzazione; contro l’affermazione provocatoria con cui Gunther Anders si chiede se non siamo in fondo tutti figli di Eichmann, papa Francesco risponde con una posizione netta, precisa, rivoluzionaria nella sua ordinarietà.
Resta da chiedersi fin dove riuscirà a spingersi e se quelle riforme, sempre più invocate nel terzo millennio, potranno mai imporsi sulla staticità del sistema-chiesa o lentamente rinsecchirsi e ripiegarsi su stesse insieme al suo patrocinatore’.