cuoreI guantoni di Gori, la caparbietà di Ceravolo, l’estro di Ciciretti, il cuo­re di Melara e tantissimo altro ancora. Il Beneven­to a La Spezia ha vinto così, con la somma di tanti elementi – in alcuni casi individualità – ma comunque da squadra. E’ questo, in fin dei conti, ciò che interessava mag­giormente ai tifosi che nelle ultime settimane non facevano che chie­dersi che fine avesse fatto la Strega. La loro squa­dra è riemersa dal buio in un pomeriggio dora­to nel Golfo dei Poeti. E’ riemersa quando tutti ormai non se lo aspetta­vano più, dopo un quarto d’ora iniziale in cui non ha toccato palla nella metà campo avversaria, è passata in svantaggio, ha reagito con la forza dei nervi, ma poi si è magi­camente rimessa in sesto. Il rigore dell’infallibile Ceravolo, arrivato dopo una delle rare occasioni sciupate per aver pre­ferito la via dell’assolo (mancato assist a Cissé in campo aperto sul punteg­gio di 1-0), ha risvegliato il gigante dal sonno. Un gigante che a La Spe­zia ha indossato l’abito del 4-3-3 dando ottimi segnali di compattezza specialmente nel secon­do tempo, quando si è rischiato poco in difesa e attaccato al momento giusto gli spazi. Il gol di Melara, quello che ha dato il 2-1 al Benevento, insomma, non è arrivato per caso.

A segnarlo è stato chi ci aveva messo la faccia dopo la brutta sconfitta interna con il Trapani; e dunque è lecito pensare che fosse scritto da qual­che parte che a rompere il digiuno doveva essere proprio il numero 7 gial­lorosso, decisivo in tem­pi di play off a Catanzaro qualche anno fa ma an­che la scorsa stagione, quando pennellò l’assist per la testa di Mazzeo nell’apoteosi del 30 apri­le. Fabrizio Melara era ultimamente scomparso dai radar, sovrastato nel­le gerarchie dal croato Pajac e tenuto ai margini da problemi fisici che lo attanagliavano con fre­quenza. Il suo apporto, prezioso a inizio stagio­ne, potrebbe tornare utile in un momento del cam­pionato in cui ci sarà bi­sogno di tutti. Baroni ha tenuto a precisarlo subito dopo il trionfo del Picco. “I guai fisici, gli episodi e le circostanze ci hanno dato del filo da torcere in questo mese di calo”, ha detto l’allenatore to­scano. E a conti fatti non ha poi tutti i torti, con­siderando che qualche attenuante vera – al di là di scelte in alcuni casi ri­vedibili – ce l’ha eccome. Tornare al successo era importante soprattutto per riaccendere il fuoco sacro nell’anima di tanti guerrieri. Perché quan­do le gambe non vanno, come può sicuramente capitare all’interno di un lungo torneo come quel­lo di B, conta più che mai la testa. E contano le certezze. Quella che ci sentiamo di prendere come tale, ad esempio, è la voglia di reagire. Con Bari, Perugia, Trapani e Spezia, una volta anda­to sotto, il Benevento ha sempre pareggiato più o meno immediatamen­te. Prima della trasferta ligure gli era mancato quel pizzico di fortuna per ribaltare completa­mente le sorti della gara, condizione che lo aveva fatto poi finire spesso per crollare nuovamente. Su questo Baroni ha lavora­to e sta continuando a la­vorare. Sulla fortuna non può farci granché, ma se è vero che questa aiuta gli audaci, allora prima o poi girerà bene. Intanto c’è da battere la Ternana con un’altra gara di cuo­re e d’orgoglio. Come a La Spezia, dove il gigan­te è finalmente riemerso dalla polvere del campio­nato.

Francesco Carluccio per Corrieresannita

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