Una giornata di grande rilievo scientifico, istituzionale e umano ha visto protagonista a Benevento il professor Paolo Antonio Ascierto, tra i nomi più autorevoli a livello internazionale nella lotta contro il melanoma e nello sviluppo dell’immunoterapia.

Prima del conferimento della cittadinanza onoraria da parte del sindaco Clemente Mastella, la cerimonia è stata introdotta dall’ assessore alla Cultura di Benevento, Antonella Tartaglia Polcini. Presente anche Nino Lombardi, presidente della Provincia e Renato Parente presidente del Consiglio del Comune di Benevento. Al professore Ascierto, inoltre, è stata donata anche una pergamena e un volume sulla storia dell’Arco di Traiano.

La città gli ha reso omaggio con il conferimento della cittadinanza onoraria, che il sindaco Clemente Mastella gli ha conferito ufficialmente a Palazzo Paolo V. Un appuntamento di alto profilo, pensato anche come momento di approfondimento su una patologia per la quale la prevenzione e la diagnosi precoce continuano a rappresentare due armi decisive.

Ascierto ha ribadito con forza un punto: la Campania continua a svolgere un ruolo di primo piano nella ricerca scientifica, sia nei grandi centri ospedalieri sia in ambito universitario. Il professore ha ricordato che proprio in Campania sono partite alcune delle prime fasi di sperimentazione dell’immunoterapia, segnale evidente di un territorio che ha saputo collocarsi all’avanguardia nello sviluppo di trattamenti innovativi contro i tumori.

Un passaggio che restituisce anche il senso della traiettoria della ricerca oncologica degli ultimi anni. Il melanoma, ha spiegato Ascierto, è una malattia particolarmente insidiosa per il suo alto potenziale metastatico, cioè per la capacità di diffondersi ad altri organi. È questa la ragione per cui viene considerato uno dei tumori della pelle più aggressivi e temuti. Eppure, rispetto al passato, il quadro clinico è cambiato in modo radicale.

Il dato più significativo richiamato dal professore è netto: oggi si può guarire circa il 50% dei pazienti anche in presenza di malattia metastatica. Una percentuale che fino a pochi anni fa sarebbe sembrata impensabile e che testimonia la portata della rivoluzione prodotta dai nuovi farmaci e, in particolare, dall’immunoterapia. Nelle forme più precoci, ha aggiunto, le prospettive migliorano ulteriormente, a conferma di quanto la diagnosi precoce resti determinante nell’incrementare le possibilità di guarigione.

Proprio per questo, nel suo intervento Ascierto ha posto l’accento sulla prevenzione primaria e secondaria. In oncologia, e in modo particolare nel caso del melanoma, prevenire non significa soltanto sensibilizzare i cittadini, ma creare le condizioni per individuare la malattia in tempo utile, quando le chance terapeutiche sono più alte e il decorso clinico può cambiare in maniera sostanziale.

Presidente della Fondazione Melanoma e direttore dell’Unità di Oncologia Melanoma e Terapie Innovative dell’Istituto Pascale di Napoli, Ascierto è considerato uno dei ricercatori più influenti al mondo nel campo dell’immunoncologia. Ha pubblicato oltre 600 lavori scientifici sulle principali riviste internazionali, tra cui Nature, The Lancet e Journal of Clinical Oncology, contribuendo in modo decisivo allo studio delle combinazioni terapeutiche che hanno cambiato la storia naturale della malattia. Il melanoma, un tempo considerato quasi sinonimo di incurabilità nelle fasi avanzate, oggi può essere affrontato con strumenti che ne hanno trasformato profondamente la prognosi.

Ma il professore, accanto ai risultati raggiunti, ha voluto mettere in luce anche il principale nodo ancora aperto: la resistenza ai trattamenti. Alcuni tumori, ha spiegato, riescono a sviluppare meccanismi che permettono loro di sfuggire all’azione del sistema immunitario, rendendo meno efficaci le cure nel tempo. Per rendere il concetto comprensibile anche al grande pubblico, Ascierto ha richiamato un paragone semplice e immediato: è un fenomeno simile a quello che si osserva con gli antibiotici, quando in alcuni casi perdono efficacia a causa della comparsa di resistenze.

Ed è qui che si gioca la nuova frontiera della ricerca: capire – afferma il professore ai microfoni del Corriere Sannita – come i tumori riescano a nascondersi, quali strategie usino per eludere il sistema immunitario e come neutralizzare questi meccanismi. In questa direzione si inserisce anche il nuovo laboratorio dedicato all’immuno-oncologia aperto di recente a Mercogliano dall’Istituto Tumori, indicato dal professore come un ulteriore tassello nella costruzione di un percorso scientifico che continua a guardare avanti.

Ascierto ha affrontato anche il tema della sanità pubblica. Il suo giudizio è stato equilibrato: molto resta ancora da fare, non solo in Campania ma in tutto il Paese. Allo stesso tempo, però, ha voluto riconoscere l’importanza della rete oncologica regionale, che considera funzionante e capace di rappresentare un vero punto di forza nel settore. Le basi, secondo il professore, ci sono; adesso occorre fare un passo ulteriore, migliorando ancora attraverso il lavoro congiunto delle istituzioni e degli operatori sanitari.

L’appuntamento beneventano ha avuto anche un significato profondamente personale. Ascierto ha parlato con emozione del legame con il territorio, definendosi “figlio del Sannio”. Nato a pochi chilometri dal capoluogo, ha raccontato di vivere il riconoscimento ricevuto come un gesto di affetto e appartenenza, un omaggio che tocca non soltanto la sua dimensione professionale ma anche quella più intima e identitaria.

Il messaggio finale lasciato dal professore è realistico e carico di speranza. Solo dieci anni fa, ha ricordato, per molti pazienti con metastasi le prospettive erano profondamente diverse, molto più dure e limitate di quelle attuali. Oggi, invece, circa la metà dei pazienti riesce a guarire. Un risultato enorme, che segna una svolta storica. Ma, nelle parole di Ascierto, questo traguardo non può bastare.

Il vero obiettivo resta un altro: arrivare un giorno al 100%.

Benevento, dunque, non ha celebrato soltanto uno dei suoi figli più illustri. Ha accolto una testimonianza scientifica di altissimo livello e, insieme, un messaggio forte rivolto al territorio e alla sanità: la ricerca può cambiare il destino dei pazienti, ma ha bisogno di continuità, strutture, investimenti, prevenzione e fiducia. Nella battaglia contro il melanoma, oggi quella fiducia poggia su basi molto più solide di ieri.