Questo pomeriggio, alle ore 17.00, apre al pubblico presso il Museo ARCOS di Benevento, la mostra antologica dedicata all’artista materano Giovanni Dell’Acqua dal titolo “Sconfinamenti Commistioni Nomadismi Accumulazioni Contaminazioni”. La mostra, realizzata in collaborazione con il Museo-FRaC, Baronissi, e curata da Ferdinando Creta e Massimo Bignardi, presenta una selezione di opere, tra dipinti e sculture che, dal 1975 ad oggi e tracciando le linee dell’esperienza di uno dei principali interpreti, dalla metà degli anni settanta, dell’Optical art in area meridionale.

“Nelle proposte espositive e nei progetti di ricerca che il Museo ARCOS ha proposto e intende promuovere nei prossimi anni – rileva Ferdinando Creta direttore di ARCOS – v’è la consapevolezza di persistere su una linea che mira a dar voce alle esperienze e alla potenzialità di quanto è accaduto ed accade nella cultura artistica meridionale, con un preminente sguardo alla situazione campana. La mostra dedicata all’artista materano Giovanni Dell’Acqua, certamente tra i principali interpreti della Optical Art, sin dagli anni settanta mi maggiore visibilità di tali ricerche, testimonia un ulteriore passo in avanti nel processo di conoscenza e promozione di quella vitalità che sin dall’immediato secondo dopoguerra ha segnato le esperienze e le ricerche d’arte contemporanea, in una vasta area, considerata, dalla critica nazionale, di secondo piano.”

Massimo Bignardi nel saggio che apre il volume monografico pubblicato da Gutenberg Edizioni scrive: “L’esperienza artistica di Giovanni Dell’Acqua trova origine nel ponderato rapporto tra misura e dismisura, che anima il paesaggio urbano della vecchia Matera, nell’articolata architettura dell’esistenza sostenuta, visivamente, dalla trama di una geometria, leitmotiv della ‘narrazione’ propostaci, nelle pagine della monografia, dagli scatti fotografici di Michele Morelli. […] La sua adesione all’Optical art, già dagli anni settanta, si palesava come una ricerca attenta, fortemente proiettata verso nuovi linguaggi, senza, però, perdere il collante con la propria dimensione antropologica e, soprattutto, la propria identità esistenziale. Nel pensiero del giovane artista, il Mezzogiorno non era solo il luogo romantico del paesaggio naturalistico, ma era ed è ancora oggi una condizione sociale e, al tempo stesso, una prospettiva culturale.