Il Benevento saluta la Coppa Italia al primo vero esame della stagione, sconfitto 4-1 al Franchi dalla Fiorentina. Il punteggio fotografa un divario preventivabile alla vigilia; i novanta minuti raccontano però una squadra che per lunghi tratti ha giocato senza abbassare lo sguardo, pagando a prezzo pieno ogni singola distrazione. Gli uomini di Floro Flores tornano a casa con un gol da conservare nell’album personale del proprio esterno e con tre regali difensivi che nessun tecnico vorrebbe rivedere negli archivi di agosto.

I sorrisi nel bagaglio di ritorno

Se qualcuno, nello spogliatoio ospite, può rileggere il tabellone senza abbassare gli occhi, questi è Lamesta. È lui a impegnare De Gea già al 21′ con una punizione che sfiora l’incrocio, a costringerlo di nuovo alla respinta al 38′ e a chiudere il proprio conto con un rasoterra da fuori area che il portiere spagnolo accompagna solo con lo sguardo. Primo centro personale in uno stadio di Serie A, e la sensazione — ripetuta — che a ogni sua accelerazione la geometria difensiva avversaria si incrini.

Accanto a lui, nel finale, non male il debutto di Okereke: entra a risultato ormai scritto e riesce comunque a farsi notare, portando sulla corsia sinistra strappi e dribbling che nessun compagno era riuscito a garantire. Bene anche Verdi, che dalla panchina porta l’unica vera inventiva del reparto e chiama De Gea a due interventi complicati su calcio franco: il suo piede resta il più educato della rosa.

I graffi da nascondere

La notte di Prisco dura sessanta secondi: un passaggio letto male diventa il regalo che Atta trasforma nell’assist per l’1-0 di Gudmundsson. Non è soltanto un errore, ma una partita che cambia forma, con il Benevento costretto a inseguire e il centrocampista mai più davvero rientrato nel vivo del gioco. Anche Maita vive una serata a intermittenza: un suo appoggio rallentato verso Lamesta apre a Ndour il corridoio del 4-0. La condizione di metà agosto è un’attenuante, ma l’esordio in Serie B pretenderà un altro passo. Dietro, Caldirola conferma di non essere ancora al pieno delle forze: soffre la velocità degli attaccanti viola e, quando si stacca per accompagnare la manovra, i suoi traversoni si spengono senza destinatari. Scognamillo argina finché può, ma la girata di Kean sul 2-0 lo trova fermo; Talia non entra mai nella partita da trequartista e Salvemini combatte da solo contro Dragusin e Ranieri, senza ricevere un pallone pulito che sia uno.

Cosa resta sul taccuino di Floro Flores

Il tecnico lascia Firenze con una rabbia che non maschera nemmeno davanti ai microfoni, e con la consapevolezza di una squadra che non ha tradito la propria identità, costruendo più gioco di quanto il punteggio non lasci credere. Manca continuità negli ultimi metri, mancano gambe al centro e certezze in mezzo alla difesa. Lamesta è già in forma campionato; il resto del gruppo dovrà arrivarci in fretta. Gli archivi d’agosto, per fortuna della Strega, si possono ancora riscrivere.