Il Benevento Calcio è ufficialmente in Serie B. Una promozione arrivata con anticipo, costruita nel tempo e vissuta fino all’ultimo secondo con un carico emotivo enorme. Non è la classica vittoria raccontata con frasi di circostanza: è un traguardo sporco di fatica, tensione e verità.
L’allenatore, visibilmente emozionato, non riesce nemmeno a trovare le parole: “È qualcosa di indescrivibile. Non pensavo che nel calcio si potessero provare certe emozioni”. E infatti non ci prova nemmeno a costruire un discorso perfetto. Lascia parlare le sensazioni. Lacrime, voce rotta, pause. È il segnale più chiaro: questa promozione pesa.
Non è stata una corsa semplice. Le ultime settimane sono state le più difficili, quelle in cui l’obiettivo era lì, a portata di mano, ma ogni errore poteva diventare fatale. La pressione cresceva, la tensione pure.
“Erano settimane pesanti. Sapevamo di essere vicini, ma qualche passo falso c’è stato.”
E poi la frase più forte, quella che racconta tutto il percorso:
“Avevo tanta paura.”
Non è comune sentire un allenatore dirlo. Ma qui sta la differenza. Paura di non essere all’altezza, paura di gestire un gruppo di uomini dopo anni nel settore giovanile, paura di un ambiente che chiedeva una sola cosa: vincere.
Eppure, quella paura non ha bloccato. Ha costruito. Se c’è un punto fermo in tutto il racconto, è uno solo: il gruppo.
“Non ho mai avuto dubbi sugli uomini che avevo.”
Non si parla di moduli, schemi o numeri. Si parla di persone. Di uno spogliatoio che ha retto anche nei momenti più delicati, senza perdere equilibrio.
La richiesta fatta ai giocatori all’inizio era chiara:
“Dovevamo essere diversi.”
Diversi nel modo di stare in campo, ma soprattutto nel modo di affrontare le difficoltà. E il Benevento lo è stato davvero:
compatto nelle sconfitte
continuo nelle prestazioni
unito dal primo all’ultimo giorno
Una cavalcata che non si è mai spezzata davvero, nemmeno nei momenti più complicati. Dietro ogni squadra che vince, spesso c’è un contesto che regge. E a Benevento è stato così.
Il rapporto con la società, e in particolare con il presidente, è stato centrale. Non solo nei momenti positivi, ma soprattutto nelle difficoltà.
“Mi è stato sempre vicino, anche quando le cose non andavano” ammette Floro Flores.
Niente pressioni distruttive, niente scarichi di responsabilità. Solo supporto. E questo, nel calcio, è un fattore che incide più di quanto si voglia ammettere.
La promozione è arrivata. Ma la testa no, quella non si ferma.
“Ho dato qualche giorno, poi voglio vincere tutto.”
Ultime partite di campionato e Supercoppa nel mirino. Nessuna gestione, nessun rilassamento. È il segnale più chiaro della mentalità costruita durante l’anno: vincere non è un episodio, è un’abitudine.
Nel momento della vittoria, tutto torna. Anche quello che non si vede.
La dedica è per i tifosi, per la squadra, ma soprattutto per la famiglia. Per chi ha vissuto mesi a distanza, sacrificando tempo e presenza.
“Devo chiedere scusa ai miei figli, sono stato più qui che con loro.”
È il lato meno raccontato del calcio. Quello fatto di assenze, rinunce e sacrifici silenziosi. Il momento in cui tutto diventa reale arriva quasi all’improvviso. Un gol, uno sguardo alla panchina, qualcuno che comunica il risultato dagli altri campi. E da lì, l’attesa che diventa certezza.
“Mi giravo ogni minuto a chiedere: allora?”
Poi la liberazione. E le lacrime. Il Benevento Calcio torna in Serie B con pieno merito. Ma quello che resta non è solo il risultato.
È il percorso:
paura trasformata in forza
gruppo trasformato in squadra
pressione trasformata in energia
E mentre la città si prepara a festeggiare, una cosa è chiara più di tutte:
questa promozione non è un punto d’arrivo.
È l’inizio di qualcosa di più grande.












