L’azienda ‘Car Segnaletica Stardale’ di Ponte ha inviato una nota riguardo l’alluvione di giovedì scorso: “Gli eventi alluvionali del 15 ottobre hanno messo in ginocchio l’economia pontese, ma soprattutto hanno evidenziato gravi errori progettuali e di gestione amministrativa dell’area PIP.
I fatti, all’indomani dei contesti alluvionali creatisi a seguito delle intense precipitazioni meteoriche di giovedì scorso, mettono in rilievo una disastrosa situazione in cui versano molte fabbriche con l’inagibilità e la sospensione produttiva di parecchie attività industriali tra le quali quella della Car Segnaletica Stradale srl, azienda che occupa 250 persone, che da una prima stima accusa un danno di 5,5 milioni tra mancata produzione e fermo impianti. Quale la causa di tutto questo?
Certamente gravi errori progettuali ed esecutivi sulla regimentazione delle acque meteoriche. Soprattutto alla luce di una progettazione e conseguente appalto di circa 400 mila euro che di recente hanno visto la luce (anno 2014) per rimediare proprio a difetti di progettazione afferenti la prima gara di appalto di fine anni 90 per un importo di circa 12 miliardi di vecchie lire. Infatti, seguendo le linee di deflusso della valanga delle acque meteoriche, dei detriti e del fango, si nota subito che questa proveniente da due valloni a monte dell’intera zona industriale ha avuto uno sbocco innaturale nel piazzale di un capannone industriale in disuso da anni e posizionato proprio lì dove una volta iniziava il fosso jemale che storicamente raccoglieva le acque meteoriche dell’intera conformazione del territorio. Esso innaturalmente è posizionato in linea retta, di lato, e di sezione insufficiente a raccogliere le acque che dovrebbero dirigersi verso di esso, peraltro mal incanalate in due tubi di diametro ridotto. E’ certamente uno scenario del tutto inconsueto, come mostrano le fotografie, e che ha di fatto diretto la valanga verso la strada più semplice e cioè il letto tra la parete dello stabilimento in disuso e la parete esterna del fosso stesso di scarse capacità contenitive viste le dimensioni di appena 2,50 m di latezza e larghezza, con sversamento immediatamente a valle, essendo peraltro insufficiente la bocca di scarico del fosso jemale (come si nota dalla fotografia). Cosa strana ancora è che alla già insufficiente capacità di deflusso del primo tratto del fosso jemale s’è aggiunto il restringimento dello stesso (1,50 m di larghezza ed altezza) immediatamente a valle (vedere anche l’altra fotografia) per poi terminare con una bocca ancora più piccola da scarico fognario per usare un eufemismo; proprio in contrasto con le normali tecniche di progettazione che prevedono al contrario un allargamento progressivo verso lo scarico. Ecco perchè la valanga di acqua e detriti fangosi, ha scelto ancora una volta la strada più comoda e si è diretta verso le aree di altri insediamenti industriali tra i quali quello della Car Segnaletica Stradale che ha coinvolto in pieno tracimando in esso.
Ma che dire dell’intera situazione? La reazione a caldo, anche di altri imprenditori danneggiati, è quella di chiedere giustizia alle autorità competenti per individuare le precise responsabilità che la lettura dei danni causati al territorio induce a considerare. Innanzitutto andrebbe rivista alla luce di ciò tutta la storia di un appalto di realizzazione della zona PIP del Comune di Ponte che nato, progettato ed eseguito verso la fine degli anni 90 ad oggi non sembra ancora giunto al termine visto che l’impianto di pubblica illuminazione non è mai entrato in funzione, la rete fognaria non è agibile, la rete del gas solo di recente è stata messa in funzione. A questo punto sono spontanee le domande di senso di tutta la vicenda: possibile che nelle competenze tecniche del progettista, del Direttore dei Lavori e dell’Impresa esecutrice, soprattutto alla luce del nuovo appalto, non ci siano state anche le verifiche idrauliche delle opere di regimentazione? Possibile che il progetto non sia stato approvato e verificato dal Responsabile del Procedimento del Comune di Ponte? C’è la possibilità che il progetto all’origine non era adeguato o che non ne sia stata verificata l’idoneità? Ci sono precise responsabilità amministrative in tutto questo visto che da voci di corridoio sembra che al momento anche per le vecchie opere appaltate verso la fine degli anni 90 inerenti l’area PIP non ci siano gli opportuni collaudi o addirittura ci siano delle varianti abusive commesse dalla ditta esecutrice?
Forse sarebbe opportuno che qualche autorità competente raccogliesse questa denuncia e soprattutto la voce degli imprenditori pontesi per verificare un bel po’ di roba.












