I dati elaborati dalla Uil col 1° rapporto 2015 sulle ore di cassa integrazione richieste dalle aziende nel 1° bimestre 2015, segnalano una ‘battuta di arresto’ (contrazione del 41,2% rispetto allo stesso periodo del 2014). La flessione delle ore richieste è generalizzata: il calo si manifesta in tutte e tre le gestioni (-74,8% per la cassa in deroga, -35,1% per la gestione ordinaria e -31,6% in quella straordinaria). Calo anche nelle 3 macro aree (-48,8% nel Centro, -41,9% nel Mezzogiorno, -38,5% nel Nord), in 20 tra Regioni e Province Autonome (con l’unica eccezione dell’aumento del 19,9% della Liguria) e in 83 Province.
Si tratta di un dato positivo o negativo? Sono diversi gli elementi da considerare prima di poter arrivare a un giudizio di merito positivo che certificherebbe il ‘riavvio’ del nostro sistema produttivo. Conosciamo bene la situazione di forte difficoltà che stanno ancora attraversando molte delle nostre piccole e grandi imprese, così come la persistente chiusura di molte di queste. Da tenere in considerazione anche la costante crescita in percentuale della cassa straordinaria. Crescita che sottolinea come molti processi di ristrutturazione non siano terminati e che è presumibile un travaso dalla cassa ordinaria a quella straordinaria.
Come Uil non crediamo, quindi, che dietro questi dati si manifesti, in automatico, il segnale positivo di una ‘ripresina’ del sistema produttivo. A conferma di ciò un piccolo allarme viene dal dato che, a febbraio, è cresciuta la cassa integrazione rispetto al mese precedente (+18%). Infine, una osservazione sul massiccio calo della cassa integrazione in deroga: lo scorso mese sono state richieste 2,5 milioni di ore contro le 23,1 milioni di ore di febbraio 2014. Certamente questo ‘crollo’ sembra essere dovuto più all’assenza di specifiche risorse, piuttosto che all’uscita dalla crisi delle aziende che ne fanno ricorso. E la preoccupazione maggiore è che, se si intenderà riformare il sistema della cassa integrazione secondo le intenzioni del governo Renzi (e cioè riducendone i periodi di durata), non solo si correrà il rischio di un’anticipazione dell’ingresso dei lavoratori nelle fila dei disoccupati, ma anche di non poter garantire sostegno alle imprese che ancora tentano di resistere alle difficoltà senza licenziare. Siamo quindi in presenza di un sistema che, se non ben congegnato e concepito, produrrà un forte allarme sociale.
Fatta questa premessa di carattere generale, i dati relativi al Sannio dicono che nel 1° bimestre 2015 sono state autorizzate 88.043 ore di cassa integrazione ordinaria, 207.704 ore di cassa integrazione straordinaria e 230.425 di cassa integrazione in deroga. In termini percentuali siamo al 47,7 di diminuzione per la cassa integrazione ordinaria, al 31,7% di diminuzione per la cassa integrazione straordinaria e a un +55,00 per la cassa in deroga. Il totale delle ore autorizzate nei primi due mesi del 2015 è pari 526.172 (contro le 621.125 del 1° bimestre 2014), con un saldo passivo di -15,3%. La perdita è diffusa nei settori dell’industria, dell’edilizia e dell’artigianato, mentre è in controtendenza il settore commerciale, che al 28 febbraio 2014 registra un incremento del 224,18%.
“Il Sannio è in continua e costante recessione – dice Fioravante Bosco, segretario Uil Avellino/Benevento – e il saldo negativo del 15,3% di ore di cassa integrazione autorizzate nei primi due mesi del 2015 ne è la dimostrazione più palese. Benevento e il Sannio hanno bisogno di un’idea precisa di sviluppo, di capitali freschi e di nuova occupazione, specialmente per i giovani. Il ricorso agli ammortizzatori sociali non ci risolve il problema perché è dimostrato che a lungo andare le imprese chiudono e i lavoratori si trasferiscono altrove o non cercano nemmeno più un’altra sistemazione”.












