La pandemia ha accresciuto il rischio di violenza sulle donne. La convivenza forzata, la condivisione prolungata dello spazio abitativo, le restrizioni, l’instabilità socio-economica hanno comportato per le donne e per i loro figli, il rischio di una maggiore esposizione alla violenza domestica.  Da marzo a giugno 2020 il numero di richieste di aiuto per sé o per altri, arrivate al numero verde 1522 per la violenza e lo stalking sono raddoppiate rispetto allo stesso periodo del 2019 (+119%). La crescita delle richieste di aiuto tramite chat è quintuplicata passando da 417 a 2.666 messaggi totali. Sono numeri raccapriccianti. Bisogna intervenire subito! Come? Con uno snellimento delle procedure per garantire misure di protezione, sostegno e accoglienza alle donne e ai minori coinvolti, assicurando in piena sicurezza l’operatività delle strutture antiviolenza, garantendo l’applicazione rigorosa delle misure civili e penali a protezione delle donne e l’accesso delle donne ai centri antiviolenza, case rifugio e sportelli antiviolenza, nel rispetto delle norme di sicurezza sanitaria. Oltretutto, quando si fanno proiezioni rispetto al sommerso il dato è ancora più preoccupante. La maggior parte delle donne non denuncia, la paura pietrifica ogni movimento, chi subisce violenza non ha la forza e il coraggio per poter spezzare quel legame malato. Siamo purtroppo di fronte ad un tema atavico, un fenomeno che nonostante i ripetuti appelli e interventi, senza contare le campagne di sensibilizzazione, non accenna a placarsi. Serve insistere nel sollecitare l’opinione pubblica, allertare coloro che si occupano di protezione e tutela delle donne, informare in modo chiaro, puntuale e richiamare ad una cultura di genere. Il ciclo della violenza si spezza solo mettendo in sicurezza chi, con fatica e sacrificio, segnala questa condizione.
Se si è vittime di violenza, si può chiedere aiuto alle forze dell’ordine, chiamare il numero gratuito 1522, rivolgersi ad un Centro Antiviolenza, telefonare al 112 senza esitare, né rimandare.