Bozzi_GiaquintoSabato scorso abbiamo incontrato nel salottino letterario del ‘Vubì-Laboratorio Creativo’ la scrittrice Licia Giaquinto, autrice de ‘La ianara’ (Ed. ADELPHI, 2010) e de ‘La briganta e lo sparviero’ (ED. Marsilio, 2014).

Io e Valentina Barile abbiamo accompagnato Licia nella chiacchierata, in un clima libero, giovane e informale, la tipica atmosfera degli incontri che si svolgono al Vubì. Questo incontro è stato particolare, forse meno facile dei precedenti, ma, proprio per questo, probabilmente, così intenso. Licia scuote, divide, passa da un argomento all’altro, con una velocità e un’intensità uniche, tanto che, nell’ascoltarla, mi ha ricordato il fluire scomposto e disordinato dei pensieri che ho assaporato grazie alla letteratura di scrittori come Kafka e Joyce in particolare, il quale diede notorietà, appunto, a questo sotto -genere letterario, il “flusso di coscienza”, che consiste nella libera rappresentazione dei pensieri di una persona così come compaiono nella mente, prima di essere riorganizzati logicamente in frasi. Ecco, Licia si relaziona in questo modo con il mondo esteriore, almeno questa è stata la mia sensazione, e riflette questa piena di parole e di emozioni anche nei suoi libri, soprattutto il primo che abbiamo presentato, ‘La ianara’, che, infatti, penso si presterebbe bene anche alla rappresentazione teatrale.

Il secondo libro, poi, ‘La briganta e lo sparviero’ ci ha dato l’occasione per ripercorrere un periodo storico importante e tragico per l’italia, soprattutto per il nostro sud , quello post-unitario, in cui un popolo martoriato e mortificato dalla guerra e dalla miseria trova come unica soluzione la diserzione. I protagonisti sono il brigante Giuseppe Schiavone, detto ‘lo Sparviero’, la brigantessa Filomena Pennacchio, la sua druda, che fanno parte della banda di Carmine Crocco. Si trtta di personaggi realmente esistiti, da cui, però, Licia si discosta per creare i suoi protagonisti, ed esaltarne l’aspetto più intimo, interiore, psicologico. Sono i Briganti che cercano di spravvivere nelle nostre terre tanto provate, che passano dalla dominazione borbonica a quella sabauda, e assistono ad un’unità meramente formale, politica, che non ascolta le loro esigenze. Laura Portoghese e Antonella Rosa hanno letto per noi alcuni passi dei libri di Licia. Le voci di Laura e Antonella si sono alternate, rincorse, accavallate, si sono trasformate in in eco,  ci hanno regalato l’odore ed i colori della natura, le voci flebili dei defunti, le grida concitate delle ianare, il passo ansimante dei briganti in fuga dalla morte, la sensualità e la bellezza insolita di Filomena.

Tanti amici sono venuti a trovarci ed hanno poi manifestato apprezzamento per l’evento, spero che ci seguano sempre con lo stesso entusiasmo e sempre più numerosi.

Testo di Virginia Bozzi