Dopo le dichiarazioni più soft rilasciate da Oreste Vigorito prima del consiglio federale a La Repubblica ed al Corriere dello Sport, dopo l’esito della riunione svoltasi ieri, il massimo dirigente giallorosso è stato più esplicito in una intervista rilasciata all’emittente a diffusione regionale Radio Punto Nuovo. La domanda ora è se il suo messaggio sarà ascoltato o meno dal cosiddetto “palazzo”. Ma è chiaro che al di là della logica aspettativa del Benevento che ha stradominato il campionato ed è già in A anche se dovesse perdere le restanti 10 gare, ora disgrazia e dramma coronavirus a parte con la speranza che dopo il 3 aprile si possa tornare a giocare per il bene della salute di tutti oltre che per i giallorossi che potrebbero festeggiare, c’è un gioco delle parti, come sempre accade di interessi contro altri interessi. Queste la prole pronunciate da Vigorito: “Ho parlato di un possibile baratro in merito a dei rumors non confermati, ma ipotizzati. La questione prioritaria è la salute dei cittadini, ciò che mi vede critico sono le soluzioni che ci saranno quando tornerà la normalità. E’ giusto che i giocatori abbiano la stessa tutela sanitaria di tutti, il problema è capire cosa si farà quando tutto sarà stabilizzato. Mi sembra evidente che qualcuno parla di non proseguire il campionato, far fare play off e play out, cristallizzare il campionato: tutte proposte fatte da chi ne ha interessi nel farlo. C’è bisogno di stilare due programmi uno in caso di non risoluzione del problema e uno in caso di ritorno alla normalità. Il riferimento al baratro è a tutta l’economia: contratti, sponsor, televisioni. Sono certo che la FIGC ci stia già pensando, ma noi abbiamo tanti dubbi e incertezze e le voci sempre più assordanti. Noi italiani abbiamo un problema serio: pensiamo sempre a ciò che devono fare altri, io penso sempre a ciò che posso fare io. Noi come sistema calcio dobbiamo pensare a cosa potrà fare il calcio domani, non guardare al Ministero alla Salute. Nell’ipotesi in cui dovessero negare al Benevento di salire in A, io cercherò di capire se tutto viene fatto in nome di un sacrificio generale. Se invece vengono premiate istanze di natura soggettiva per club che hanno maggiore rilevanza nazionale, il Benevento dovrà cercarsi un altro patron. La Lega B vuole terminare questo campionato, non è normale dopo 28 partite annullare i sacrifici economici, finanziari di una tifoseria, società, città”.
Gravina, come abbiamo già scritto ieri ha fatto tre ipotesi da prendere in considerazione e da discutere nel consiglio federale del prossimo 23 marzo: la prima prevederebbe la non assegnazione del titolo di campione d’Italia, una decisione, come lui stesso ha detto, che sarebbe una mortificazione per l’intero movimento, in pratica con l’annullamento di tutti i campionati; la seconda sarebbe quella di far riferimento alla classifica maturata fino a prima della sospensione che vedrebbe quindi Benevento e Crotone direttamente in A e la Juve campione d’Italia tanto per intenderci; la terza quella di far disputare i play off per il titolo di campione d’Italia e i play out per non retrocedere in serie B, ma nel caso in cui si possa tornare a giocare.
Insomma, uno stato di cose molto complesso con variabili infinite. Venerdì mattina intanto si dovrebbe tenere l’assemblea tra i presidenti della B per decidere se riprendere come da calendario, recuperando in coda queste due partite, oppure di far slittare le giornate e ripartire dalla 29^. Altri scenari al momento sono molto futuribili, posto che parliamo di emergenza planetaria: è una situazione eccezionale che richiederà risposte eccezionali […] Se l’attività si ferma anche solo per un periodo, vengono meno dei ricavi, mentre i costi continuano a correre. Ci sarà bisogno di interventi incisivi a livello governativo e federale. Naturalmente la speranza è che dopo il 3 aprile si possa riprendere a giocare.












