C’è una classifica che vede il Benevento primo, nella solitudine tipica dello scalatore in cima alla vetta più ardua del Giro. Una classifica che non porta punti, ma regala soddisfazione, entusiasmo, consapevolezza. Nel parallelo tra numero di spettatori e bacino d’utenza, Benevento e il Sannio sono al primo posto del campionato di serie B. Una media esorbitante quella registrata nelle gare in casa dai tifosi giallorossi, capaci di raggiungere quota 8.423 a partita nelle prime tre giornate, oscillando tra i 9.325 con l’Hellas Verona e i 7.666 che hanno assistito alla gara con la Pro Vercelli. Nella graduatoria generale, Benevento sarebbe al sesto posto alle spalle di piazze ben più dense e dalla tradizione storica nel grande calcio. Salerno, Bari, Verona, Cesena e Perugia sono distanti per ragioni che non sfiorano neanche lontanamente l’attaccamento alla maglia e l’amore per i colori del cuore. In questo, i beneventani, hanno dimostrato di non essere secondi a nessuno. E non sono soltanto i numeri, le mere constatazioni statistiche a rendere onore ad una tifoseria che fa parlare di sé sempre di più, giorno dopo giorno. Basta dare uno sguardo alle ultime due trasferte per avere il polso della situazione. Al San Nicola i tifosi sanniti erano 1.143 e si sono fatti sentire in maniera incessante dal primo al novantesimo, quando sul volto di ciascuno di loro traspariva l’incredulità di aver vissuto un pomeriggio epico. Prima ancora, a Latina, il settore ospiti nettamente al di sotto delle esigenze richieste da un campionato di seconda serie risultò subito sold out per 400 cuori pronti a qualsiasi cosa pur di spingere la squadra al risultato positivo. Al Francioni, infatti, si sentirono solo loro, dominanti ancora una volta nonostante fossero in minoranza. Nel precedente numero di Giallorossi News avevamo accennato a come Baroni tenda a puntualizzare ogni volta l’importanza dell’apporto proveniente dagli spalti durante il match. La sensazione è che anche lui – reduce proprio dall’esperienza di Novara, dove la media spettatori è nettamente inferiore – sia stato rapito totalmente dal fascino e dalla fame di una tifoseria che quest’anno vuole raggiungere la consacrazione che merita a livello nazionale. Sono già tanti gli addetti ai lavori che si sono chiesti come mai calciatori come Lucioni, Ciciretti e Melara siano rimasti tanto tempo in Lega Pro prima di assaggiare il palcoscenico della B. La stessa domanda se la sono posta anche in relazione al pubblico e a uno stadio da favola come il Ciro Vigorito. “Ma questi, in Lega Pro, che cosa ci facevano?”. Ce lo stavamo domandando anche noi da tanto, ma ora il tempo delle domande è finito. E’ giunto quello delle risposte. E “l’uomo in più”, trascinando la squadra come solo lui sa fare, anche contro il Novara è pronto a dire la sua.
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