lavoroIl rapporto ‘G20 Labour Market’, elaborato in vista del prossimo G20, fotografa in tutta la sua drammaticità l’attuale mercato del lavoro. Tra i vari fattori che minacciano la ripresa economica, anche la bassa qualità del lavoro. E il nostro Paese non ne è esente, visto che i dati mostrano l’80% di avviamenti con contratti di lavoro flessibili e, spesso, al limite della precarietà. Per poter investire nello sviluppo occorre puntare, in primis, nel capitale umano, altrimenti qualsiasi investimento non avrà vita futura, se prodotto con l’innalzamento del tetto dei voucher o con una continua flessibilità che, per noi della Uil, significa insicurezza lavorativa. Sul tema della mancanza di lavoro soprattutto per i giovani, oltre a rimettere mano a un surplus di incentivi, che si sovrappongono senza effetti positivi in termini di nuova occupazione, occorre rendere realmente efficiente l’incontro domanda-offerta in concomitanza con una seria politica di sviluppo economico e industriale. Di flessibilità il nostro ordinamento ne è strapieno. Serve realmente ‘superare’, con un nuovo e ancora non ben definito contratto a tutele crescenti, l’art. 18 dello statuto dei lavoratori? E’ evidente che questa nuova tipologia potrà avere un effetto positivo solo se si supererà l’eccesso di flessibilità-precarietà provocato anche dalla liberalizzazione dei contratti a termine. Il nostro mercato del lavoro è realmente bloccato visto che, in questi anni 900.000 persone sono state licenziate dalle imprese? O piuttosto, deve preoccupare l’imperterrita ricerca di soluzioni che rendano totalmente libere le aziende a scapito della sicurezza lavorativa-sociale ed economica del lavoratore?
“Se questo è l’impianto verso cui si dirige il disegno di legge delega sul lavoro – commenta Fioravante Bosco, segretario generale Uil Avellino-Benevento – le preoccupazioni espresse dalla Uil, e ora anche dall’Ocse e dall’Ilo, rischiano di trasformarsi in vero e proprio allarme”.