visioni-celestiL’astronomia è fra le scienze naturali sicuramente la più antica: l’uomo preistorico alzando gli occhi al cielo aveva una veduta d’insieme straordinaria che gli permetteva non solo l’osservazione, ma anche in seguito la comprensione dei moti dei corpi celesti. Quasi contemporaneamente nacque l’astrologia. “I fenomeni celesti non potevano essere studiati con lo spirito distaccato della meditazione astratta e dalla scienza pura, ma erano considerati solo in funzione della loro influenza sulla vita dell’uomo. Il cielo era dunque pieno di poteri magici, divini, demoniaci. Il primo e essenziale compito dell’astronomia era quello di comprendere la natura e l’attività di questa forza, per prevenire ed evitare i loro pericolosi influssi.”

Secondo Ernst Cassirer l’astrologia sarebbe sorta non solo dalla osservazione e dall’analisi dei fenomeni celesti, ma anche come conseguenza dei bisogni e degli eventi della vita dell’uomo. L’astronomia figlia dell’astrologia allora, una figlia che percorre strade più intellettuali e razionali della madre? Storicamente astrologia e astronomia nascono insieme, come due aspetti della medesima disciplina. Un po’ alla volta si differenziano, con l’astronomia orientata all’osservazione e alla descrizione dei fenomeni celesti. L’astrologia orientata all’interpretazione e alla previsione, e da quasi subito è segnata dalle critiche degli increduli. La separazione è graduale, ma una cesura si ha con l’avvento del metodo scientifico galileiano nella prima metà dei Seicento. Keplero è l’ultimo dei grandi astronomi a credere che l’astrologia potesse avere una base reale. Per lui astrologia e astronomia erano ancora due aspetti di un’unica riflessione cosmologica, tant’è che in diversi suoi scritti il ruolo della madre, saggia ma povera, era ricoperto dall’astronomia, mentre l’astrologia era la piccola figlia sciocca che doveva mantenerla. Keplero, come praticamente tutti i suoi predecessori e contemporanei, univa a una ricerca astronomica come potremmo intenderla oggi l’attività astrologica a pagamento, cosa che farà anche Galileo, il cui rapporto con l’astrologia è però molto più conflittuale e complesso di quello di Keplero. Pare che Galileo facesse l’oroscopo per se stesso e anche per altri a pagamento. Verso la fine della sua vita Galileo abbandonò definitivamente l’astrologia. La Chiesa si rese conto del conflitto tra l’astrologia e la dottrina cristiana del libero arbitrio per cui nel 1604 Galileo scampò per un soffio a un processo, non per le sue copernicane, ma proprio per la pratica dell’astrologia giudiziaria, ossia previsionale, proibita dalla Chiesa. L’astrologia quindi non ritornerà più nelle grazie degli astronomi, da Huygens in poi. Senza però mai perdere il suo fascino per molte altre persone: è ben difficile rinunciare al desiderio di dare una sbirciata al futuro. Le popolazioni primordiali vivevano in condizioni di assoluta precarietà, per la ricerca del cibo, per la sicurezza personale, per la difesa comune, per il raccolto dei campi… Gli astri, il loro movimento e i fenomeni celesti hanno rappresentato la certezza prevedibile, la sensazione di rappresentare un tutt’uno con l’universo. Credere negli astri e affidare a loro il proprio destino comporta una conseguenza pericolosa: il fatalismo e l’incapacità di poter cambiare il cammino degli eventi. Forse è esagerato pensare che l’astrologia abbia rallentato il cammino dell’evoluzione dell’uomo, ma rimane il rischio di affidarsi a previsioni senza fondamento.

L’astronomia nasce con l’osservazione del moto degli astri, che ritornano periodicamente e permettono di calcolare il tempo e prevedere, per esempio, il ritorno delle stagioni. L’orologio cosmico sembra essere, in qualche modo, legato a quello che succede sulla Terra: perché allora non pensare che sia possibile trarre anche altre informazioni? Da qui a immaginare che in qualche modo il cielo di nascita possa rispecchiare il carattere e il destino di una persona il passo è breve, ma (oggi sappiamo) sbagliato. Lo sappiamo grazie alla sperimentazione: tutte le volte che le affermazioni dell’astrologia sono state messe alla prova con rigore scientifico, il risultato è stato negativo. “Verrà il tempo in cui la gente si renderà conto che gli astrologi sono dei grandi imbroglioni” – diceva Voltaire.

E’ vero, tutto vero, ma chi di noi non è stato tentato di dare uno sguardo all’oroscopo, volendo trovare negli astri e nel segno zodiacale la colpa del proprio carattere o degli eventi non sempre favorevoli? Naturalmente, chiuso il giornale, si ridiventa razionali, però in assenza di teorie che prevedano infallibilmente il futuro è comodo affidarsi all’astrologia, evitando di prendere decisioni e sollevandoci da responsabilità e ansie. L’oroscopo ha una buona parola per tutti. Questo è uno dei motivi del suo successo, certamente una componente e gli astrologi lo sanno bene. Gli oroscopi tendono ad avere nel complesso una connotazione positiva, e raramente sono previste disgrazie. Anche le previsioni sull’andamento della crisi economica mondiale, se pur con qualche eccezione e caveat, sono per lo più ottimiste. Esistono studi psicologici, tra l’altro, che mostrano come si sia più portati a credere a pareri positivi che negativi sul proprio carattere, a patto che non lo siano in modo esagerato: quindi un oroscopo tutto sommato positivo sarà creduto vero più facilmente che non uno negativo o completamente neutro. Un’altra componente importante del successo dell’astrologia è che sembra funzionare: per esempio, una descrizione del carattere scritta da un astrologo può sembrare, a chi la legga, particolarmente azzeccata. In realtà è plausibile che questa impressione sia dovuta a processi psicologici come l’effetto Forer: una persona non è in grado di valutare correttamente l’accuratezza di una descrizione del proprio carattere. Esiste una vasta letteratura al riguardo, ma il classico esperimento fatto nel 1949 dallo psicologo americano Bertram Forer rimane l’esempio più evidente. Forer chiese a un certo numero di soggetti di compilare una questionario, quindi distribuì a ciascuno una descrizione del proprio carattere, raccontando che si trattava di un profilo personalizzato basato sulle risposte e chiedendo di valutarne l’accuratezza. Il punteggio assegnato dai soggetti fu molto alto nonostante Forer avesse distribuito a tutti lo stesso testo, composto proprio di frasi prese da opuscoli astrologici. Erano affermazioni come «A volte sei estroverso, affabile, socievole, mentre altre volte sei introverso, diffidente e riservato» o «Pur avendo alcune debolezze nel carattere, sei generalmente in grado di porvi rimedio», che in qualche modo si adattano a chiunque: leggendo criticamente il testo è abbastanza facile notarlo, ma di solito chi legge un oroscopo è già in qualche misura disposto a crederci, o per lo meno non è interessato a leggerlo criticamente.

Le statistiche ci dicono che sei italiani su dieci, più o meno, leggono con qualche regolarità un oroscopo, ma la grande maggioranza di questi in realtà lo fa per divertimento e senza dare troppo ascolto. Può essere, come sostengono alcuni, che l’ubiquità degli oroscopi sia in sé diseducativa e alimenti una irrazionalità diffusa. Esiste infatti un piccolo zoccolo duro di persone che basano davvero le loro decisioni sui suggerimenti degli astrologi, che sono, nella migliore delle ipotesi, semplicemente quelle di una persona di buon senso che legge i giornali e si informa. Nel suo libro ‘Sulla scena del mistero’ Stefano Bagnasco (*), fisico, che da alcuni anni si occupa di indagine critica del presunto paranormale, collaborando con il CICAP si chiede: “E se gli astrologi avessero ragione? Se davvero ci fosse un legame tra la posizione delle stelle nel cielo e, per esempio, il carattere di un bimbo che nasce in quel momento?” In realtà la scienza sembra ammettere che non è il giorno o l’ora della nascita a influenzare il carattere del nascituro, quanto la quantità di luce che produce effetti sul suo ritmo circadiano. Biologia stagionale: non lo scorpione o il toro o i gemelli quanto il sole e la durata delle ore di luce. Esisterà qualcuno che è nato ad agosto ed è cupo, solitario e taciturno? Esistono diversi studi epidemiologici che trovano qualche piccola correlazione tra l’incidenza di un qualche disturbo con la stagione di nascita e anche qualcuno che prende in considerazione aspetti del carattere, con tutte le difficoltà che questo implica. In altre parole, si potrebbe concludere per esempio che i nati d’inverno sono statisticamente un po’ più portati a essere introversi dei nati d’estate, ma questo non permetterebbe di dire nulla su una specifica persona. Non è la prima volta che si trovano piccole correlazioni tra il momento della nascita e qualche caratteristica delle persone. Può trattarsi di piccoli effetti reali, di correlazioni casuali dovute a fluttuazioni statistiche, oppure di artefatti, cioè effetti diversi che simulano quello cercato. Nessuna delle correlazioni finora scoperte è grande a sufficienza da giustificare le credenze astrologiche. Se ci fossero correlazioni significative, grandi a sufficienza per giustificare l’astrologia, sarebbero state viste da tempo. Un principio di economia importante, che chi si occupa di queste questioni controverse si chiama Imperativo Categorico di Hyman, e dice che non bisogna cercare di spiegare qualcosa fino a che non si è sicuri che questo qualcosa esiste. E, abbiamo visto, questo non sembra essere il caso dell’astrologia.

Si può a questo punto chiudere con un’osservazione di F. A. Fullam: “Un sistema non deve necessariamente essere reale per essere accettato come vero: basta che sia soddisfacente. L’astrologia fiorisce rigogliosamente perché è un quadro all’interno del quale è possibile ricercare e discutere il significato della propria esistenza” (Fullam 1984, citato in Dean 1987).

di Lidia Santoro per Hevelius

(*) dal libro e dalla conversazione avuta con l’Autore, questo articolo raccoglie spunti e informazioni. Ringrazio nuovamente Stefano. LS