Torrecuso, una delegazione in Australia per festeggiare il protettore San Liberatore

IMG_1475Sono tanti i Torrecusani che negli anni 50-60 hanno lasciato la loro terra per emigrare in altri continenti con la speranza di una vita migliore di quella che si viveva in Italia nel periodo del dopoguerra. Il loro sogno e la loro speranza era quella di trovare un lavoro, costruirsi un futuro dignitoso e poi tornare al proprio paese, alle proprie abitudini, e soprattutto ricongiungersi con i propri cari. Ma la storia ci dice che non è andata proprio così come speravano. La maggioranza di essi, integratisi nelle comunità in cui si erano trasferiti, trovato un lavoro, costruita una casa e una famiglia, non hanno trovato il coraggio di lasciare il certo per l’incerto ed hanno infine scelto di continuare a vivere nel luogo in cui si trovavano. Questo è quanto è accaduto anche ai tanti residenti ad Adelaide, dove si trova la più grande comunità di Torrecusani emigrati in Australia. Ma il loro legame con la terra di origine non si è mai spezzato; lo dimostra il forte contributo che hanno voluto elargire per il restauro della chiesetta del Santo protettore San Liberatore e la festa che ogni anno la comunità dei Torrecusani residenti ad Adelaide, organizzano in onore del Santo il 15 maggio, la stessa data in cui viene festeggiato anche a Torrecuso.

Quest’anno, però, la festa di San Liberatore sarà una festa speciale: un folto numero di Torrecusani, tra essi il Sindaco Erasmo Cutillo, si recherà ad Adelaide, capitanati dal Parrroco don Antonio Fragnito che ha organizzato il viaggio insieme a due australiani spesso presenti a Torrecuso: Antonio Cocchiaro e Libero Iannella.

“Una comunità ormai radicata da oltre 50-60 anni in un luogo così lontano, – dichiara il parroco don Antonio Fragnito – che riesce a conservare un legame così forte con il proprio paese d’origine, che venera il Santo protettore San Liberatore con una fede così viva e sentita, apre il mio cuore e merita un doveroso riconoscimento sia da parte dei Torrecusani, sia da parte mia. Noi parroci a volte dobbiamo faticare per portare avanti la tradizione e la fede per il Santi, in questo caso invece ci troviamo di fronte ad una comunità che sente il dovere di onorare il Santo Protettore del suo luogo d’origine instancabilmente. I nostri compaesani italo-australiani questo lo hanno capito e fatto proprio, quindi meritano la nostra vicinanza, il nostro affetto, il nostro riconoscimento. Ma soprattutto devono divenire un esempio di fede da imitare. E’ questo il messaggio che io voglio lanciare in occasione di questo viaggio che mi poterà lontano dai miei fedeli di Torrecuso. Sarà don Florent a sostituirmi degnamente”.

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