Protesta corale nei confronti del nulla osta dato dalla Regione alla ‘Delta Energy Ltd’

collageA seguito della decisione della Regione che da il via libera alle ricerche di idrocarburi nell’ambito del progetto ‘Case Capozzi’, si è sollevato un coro di proteste a tutela dei territori sanniti e del ‘No Triv’.
In particolare, il Commissario straordinario della Provincia di Benevento, ricorda che: “Il 16 aprile del 2013 il Consiglio provinciale di Benevento democraticamente eletto dai cittadini assunse a voti unanimi l’ultima delibera di un ordinamento avviato nel 1952: quell’atto, che porta il n.23, esprimeva “parere sfavorevole” rispetto alle ricerche di idrocarburi liquidi e gassosi sul territorio del Sannio. Il provvedimento giungeva a coronamento di una serie di studi e di iniziative, promosse dalla Provincia, che avevano coinvolto le Istituzioni e l’Università degli studi del Sannio presso il Centro Studi del Sannio. Infatti, le Commissioni consiliari e gli assessorati competenti della Provincia si erano espressi contro le ricerche, con il supporto delle posizione analoghe assunte dai Comuni e da altri Soggetti pubblici e privati del Sannio. Tutti avevano manifestato la propria contrarietà a ragione delle devastazioni ambientali prossime future, documentate dagli studi scientifici dei docenti e ricercatori dell’Ateneo sannita e sulla scorta dei documenti di programmazione della Provincia indirizzati a salvaguardare l’ambiente e a sviluppare la ‘green economy’. La delibera consiliare n. 23/2013 fu inviata a tutte le Autorità governative nazionali e regionali e a tutte le Istituzioni interessate. Ebbene, giunge ora notizia che alcune persone, riunite nel chiuso di un Ufficio, senza alcun controllo democratico, hanno di fatto deciso che la ferma e formale presa di posizione di tanti Enti ed Organismi democraticamente eletti, rappresentativi della volontà popolare e degli interessi legittimi del territorio, equivale a carta straccia dando il via libera ad una Società privata che ha sede in Inghilterra. La Provincia di Benevento non si lascerà intimidire da questo blitz di Ferragosto e si esprime a favore di tutte le iniziative di contrasto istituzionale che si stanno in queste ore predisponendo”.

Anche il capogruppo Ncd in Consiglio Regionale, Ugo De Flaviis, annuncia battaglia per evitare che il progetto si renda esecutivo. “Porteremo subito la problematica all’attenzione del governatore Caldoro, della Giunta e del Consiglio – dichiara – e presenteremo un’interrogazione. In sinergia con gli esponenti del Nuovo Centrodestra sanniti e irpini, metteremo in campo tutte le azioni necessarie per tutelare i territori”.

“È inaccettabile sapere – attacca Abbate, Consigliere Pd in regione Campania – che quattro tecnici pescati in una short list abbiano potuto spianare la strada allo sfruttamento di un territorio su cui sono stati e saranno investiti milioni di euro per un’agricoltura di qualità e per la valorizzazione del patrimonio culturale. Ci sono troppe incongruenze e troppi silenzi intorno a questa vicenda, che va portata immediatamente su un piano politico. Le ricerche petrolifere sono l’anticamera dello scavo dei pozzi. Su questo non si può mentire. E allora Governo e Regione devono dire a chiare lettere qual è il programma di sviluppo delle aree interne della Campania. C’è una contraddizione insanabile tra trivellazioni petrolifere e vocazione agroalimentare-turistica. Delle due l’una, o questa vicenda è sfuggita dalle mani di qualcuno oppure dei destini di Sannio e Irpinia interessa molto poco. Non possiamo continuare ad essere un pezzo di territorio dove da un lato si investono i fondi dell’Unione europea e dall’altra si stravolge la qualità ambientale. Peraltro i tecnici napoletani affermano a cuor leggero che le vibrazioni dei mezzi vibroseis non producono effetti diretti in una zona ad elevato rischio sismico. Ma il punto vero è che quella richiesta di ricerca petrolifera andava stracciata a monte.

Come presidente della Commissione Trasparenza convocherò nel merito gli attori politici di questa vicenda: l’assessore all’Ambiente Giovanni Romano e il ministro allo Sviluppo Economico Federica Guidi. Anche se la riapertura delle ricerche risale al ministro Passera e al governo Monti, ad oggi nessuno ha messo in discussione questa scelta. Se, come immagino, le risposte saranno ancora evasive, invierò il verbale della seduta all’attenzione della Commissione Europea. Non si possono spendere i fondi strutturali per creare sviluppo e poi vanificarli con una scelta discutibile. Ormai le chiacchiere stanno a zero, la questione è solo politica. Il destino del nostro territorio non può essere deciso da un atto di un governo defunto né da un’azienda privata inglese”.

Il segretario generale della Uil, Bosco, pur non approvando la decisione regionale, si scaglia contro “l’insipida politica sannita” poiché, a suo parere, assolutamente inidonea a svolgere un qualsiasi ruolo propositivo nell’interesse del sistema Sannio. La pubblicazione ‘estiva’ del Decreto Dirigenziale del Dipartimento della Salute e delle Risorse Naturali della regione Campania (n.123 del 5 agosto 2014) – dichiara – è un vero e proprio atto di sfida nei confronti delle province di Benevento e Avellino, in quanto tali ricerche sono in netta contrapposizione con la vocazione agroalimentare e turistica del Sannio e dell’Irpinia. Contro queste nefandezze ci vogliono Istituzioni locali che facciano blocco rispetto a ogni tentativo di devastazione delle aree interne.

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