Le Janare a Brooklyn: incontro con l’autore John Bemelmans Marciano

img_1161John Bemelmans Marciano, autore statunitense di origini italiane, insieme all’illustratrice Sophie Blackall, ha scritto libri per bambini, ancora non tradotti in italiano, che hanno come protagoniste le streghe di Benevento. Nella prossima primavera John Marciano ritornerà a Benevento per ispirarsi, attraverso i rioni antichi della città, e scrivere il quarto libro. Ecco l’intervista che ci ha rilasciato.

Lidia Santoro: Marciano Bemelmans: due cognomi significativi e impegnativi. Suo nonno materno, Ludwig Bemelmans, era un autore di libri per bambini che avevano come protagonista Madeline, una orfanella piena di risorse e di gioia di vivere. Lei ha continuato con quattro libri la serie: un omaggio al nonno o solo una naturale continuazione di un lavoro incompiuto?

John Bemelmans Marciano: I nuovi libri non hanno nessun rapporto col padre di mia madre, ma hanno invece molto a che fare con la storia del nonno paterno, Lorenzo Marciano. Questo nonno viveva in una casa di campagna di fronte allo stretto di Messina a Pellaro, una città a sud di Reggio Calabria, con i suoi otto fratelli e cinque cugini, tutti morti per il maremoto generato dal terremoto di Messina del 1908. Aveva dieci anni allora e sopravvisse solo grazie a qualcuno che lo spinse su un albero sul quale riuscì ad arrampicarsi. Mentre cercavo di scoprire cosa gli fosse accaduto, rimasi affascinato dal fatto che nella zona fossero ancora vivi antichi miti greci, così come una particolare fascinazione per il mondo dei defunti. 

LS. E’ rimasto stregato da Benevento e l’ha descritta come una città magica, tanto che in una intervista in America le chiedono se sia una città di fantasia. Quale è stato il suo primo incontro con Benevento?

JMB. Durante un soggiorno di un mese a Napoli lessi in una guida qualcosa a proposito delle streghe di Benevento. Presi un pullman per Benevento e una volta arrivato, cominciai a girovagare per la città, dapprima scoprendo meno di quanto sperassi, poi quasi mentre andavo via potei cogliere invece più di quanto avessi cercato, il Teatro, le antiche mura longobarde, il Triggio, i ponti, e realizzai che città magica fosse in realtà.

LS. Il suo è un viaggio tra le antiche credenze sannite, tra personaggi che popolano i racconti scritti e la tradizione popolari; le Janare fanno parte non solo del nostro folclore, ma anche della nostra storia da diversi secoli. Le Janare in realtà impauriscono i bambini, i suoi personaggi invece superano tranelli e ostacoli tesi ogni giorno da queste donne vendicative e dispettose.

JMB. Quello che mi ha affascinato delle Janare è il fatto che in origine esse non somigliassero affatto alle streghe dalla pelle verde che vanno in giro su un manico di scopa. Il loro nome indicava che nei tempi antichi erano seguaci di Diana e il brillante testo di Carlo Ginzburg “I Benandanti: stregoneria e culti agrari tra Cinquecento e Seicento” ha avuto enorme influenza sull’idea che mi sono fatto di come una Janara potesse essere vista prima che venisse associata a qualcosa di demoniaco. Allo stesso modo, la Manolonga e la Zucculara anticamente prendono origine dal mito delle Sirene e (probabilmente) di Ecate/Trivia.

LS. I racconti prendono vita con le immagini di Sophie Blackall, che ha saputo disegnare una Benevento fantastica ma non tanto. Nella mappa della città, circondata dalle mura longobarde e abitata dai suoi personaggi ci sono edifici inesistenti, ma anche monumenti storici. E la casa delle streghe rimane fuori da questa cinta muraria. Tutti vorremmo una cinta difensiva, anche oggi, anche noi adulti, contro le accuse ingiuste, contro l’intolleranza e la chiusura mentale di chi giudica senza conoscere.

JMB. Ben detto. Per me l’idea di quelle mura è molto importante: il fatto è che molto tempo fa la città era come una grande casa, un luogo in cui di notte ci si potesse chiudere dentro e spegnere le luci.

LS. Le fiabe sono ancora attuali e continuano a incantare adulti e bambini?

JMB. Assolutamente. Da adulto le Fiabe di Italo Calvino furono la mia re-introduzione al mondo delle fiabe, e quello che mi colpì fu come queste storie fossero universali e non solo un genere dedicato alle letture serali per far addormentare i bambini. Se leggi Ovidio o le Mille e una Notte o l’Orlando furioso trovi delle storie pensate non solo per tutte le età, ma anche per essere recitate, cosa che per me è fondamentale. La storia raccontata e interpretata è qualcosa di elementare e tuttavia pressoché inesistente nella vita quotidiana del mondo contemporaneo.

LS. Nella Benevento di oggi cosa ha ritrovato della magia delle streghe? C’è ancora qualche traccia?

JMB. La magia per me esiste nelle antiche pietre della città. Quando tu scopri che in un edificio vi sono incastonate nelle sue mura, parti di antiche statue ti rendi conto che questa è la connessione con un lungo passato ancora presente. Le leggende delle Janare, della Manolonga e della Zucculara sono come queste pietre, antiche ma tuttora vive.

LS. Mi chiedo come sia possibile che una leggenda locale e italiana possa avere successo negli Stati Uniti. Che reazione hanno i bambini e gli adulti che la leggono?

LMB. La reazione dei bambini è stata fantastica. Il miscuglio di fantasia e di luoghi reali, questo attraversamento dei confini, per loro rende le favole vive in un modo che un mondo completamente fantastico/inventato non fa.

Lidia Santoro per CorriereSannita.it

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