Il Governo cancella la quota 96 sulle pensioni. Uil, Bosco: “Dietrofront paradossale”

profE’ di questa mattina la notizia del dietrofront sulle quattro mila uscite nella scuola (quota 96) e sui pensionamenti facili che permettevano un meritato riposo a professori universitari e primari a 68 anni. Al Senato, infatti, il governo ha presentato una manciata di emendamenti che hanno fatto saltare alcune delle misure volte a ‘rottamare’ la macchina pubblica, favorendo la staffetta generazionale. Tutti punti su cui, già alla Camera, la Ragioneria dello Stato aveva evidenziato problemi di copertura. Il premier Renzi, però, rassicura almeno gli insegnati intrappolati a lavoro a causa di un errore tecnico della Legge Fornero. La soluzione potrebbe arrivare, insieme al pacchetto scuola, per la fine di agosto.

A proposito della vicenda che sta interessando la pensione dei professori contenuta nel decreto sulla riforma della Pubblica amministrazione, la Uil (sezione Avellino/Benevento) afferma che essa ha del grottesco e del paradossale. Non si può scherzare con la vita delle persone. Prima si ammette, per questi lavoratori, l’errore contenuto nella legge Fornero, riconoscendo il diritto e proponendo la possibilità di poter finalmente farli andare in pensione, e poi il governo Renzi si tira indietro perché non ci sarebbe la copertura necessaria. “Se non fossero cose serie – osserva Fioravante Bosco, segretario generale Uil – si potrebbe dire che sono dei dilettanti allo sbaraglio. Noi chiediamo che finalmente si metta fine alla vicenda e si possa permettere anche ai lavoratori della scuola di andare legittimamente in pensione. Per questo abbiamo sempre sostenuto che le riforme, quando sono tali, si fanno con il dovuto tempo e soprattutto coinvolgendo le rappresentanze sociali, in modo da evitare queste brutte figure”.

La Uil affronta anche il problema relativo alle misure di rifinanziamento degli ammortizzatori in deroga annunciate dal Governo. Esse rappresentano per un verso una vera e propria boccata di ossigeno per le migliaia di lavoratori e lavoratrici che da mesi attendono di ricevere i sussidi. Tali misure, tuttavia, se osservate nel loro complesso, non sembrano risolutive e sufficienti per gestire la transizione verso un sistema di tutele di tipo universale. E’ paradossale inoltre che si continui a indebolire, saccheggiandone le risorse, le poche misure di politiche attive presenti nel nostro mercato del lavoro, a partire da quelle relative ai ‘Fondi Interprofessionali’ per la formazione continua. Esprimiamo, infine, una forte preoccupazione per gli interventi contenuti nel Decreto di riordino dei criteri di concessione degli ammortizzatori sociali in deroga che, riducendo drasticamente le durate dei sussidi, in particolare quelli della mobilità,  potrebbero generare forti tensioni sociali in quelle aree del Mezzogiorno dove non si stanno creando reali alternative a contrasto della crescente disoccupazione.

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