Gestione centri d’accoglienza per migranti: funzionario pubblico, impiegato del Ministero e un carabiniere in custodia cautelare

E’ in corso l’esecuzione, da parte di personale della Digos di Benevento, dei Carabinieri del Nucelo Investigativo di Benevento e del Nas, Reparto Nucleo antisofisticazione e sanità di Salerno di un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal Gip di Benevento, su richiesta di questa Procura, nei confronti di 5 persone tra cui un funzionario pubblico, un impiegato del Ministero della Giustizia ed un appartenente alle forze dell’ordine, accusati a vario titolo di diversi reati di truffa ai danni dello Stato per il conseguimento di erogazioni pubbliche, frode in pubbliche forniture, corruzione e rivelazione di segreti d’ufficio.
L’indagine, partita nel novembre 2015 e coordinata da questa Procura ha avuto origine da un esposto ed ha fatto luce su di una serie di gravi comportamenti illeciti riguardanti la gestione dei centri di accoglienza per migranti della Provincia di Benevento.

Le investigazioni hanno permesso di ricostruire un sistema criminale che sostanzialmente lucrava sulle assegnazioni pilotate dei migranti, sul sovraffollamento dei centri, sulla falsa attestazione di presenze degli ospiti, con la connivenza di alcuni pubblici dipendenti.
Nello stesso procedimento sono indagate altre 36 persone, accusate di diversi reati scopo.
Alle ore 11,30 si terrà una conferenza stampa presso la Procura della Repubblica di Benevento.

Aggiornamento post conferenza stampa

A seguito dell’operazione cinque persone sono state arrestate: Paolo Di Donato, ex amministratore e consulente del Consorzio Maleventum; Giuseppe Pavone, dipendente del ministero della Giustizia; Felice Panzone, funzionario irpino della Prefettura, ma non più in servizio nel Sannio; il carabiniere Salvatore Ruta e l’imprenditore Angelo Collarile. Trentasei sono, invece, gli indagati; ci sarebbero imprenditori, collaboratori e pubblici ufficiali.

Il lavoro della Digos di Benevento, diretta dal vice questore Giovanna Salerno, ha portato ad individuare un doppio sistema di gestione dell’accoglienza: uno relativo ai controlli e un altro in merito alla gestione delle strutture. Per quanto riguarda i controlli è finito nel mirino degli inquirent il funzionario Panzone, delegato alla gestione dei centri di accoglienza, con poteri di controllo, vigilanza e determina degli immigrati da assegnare alle strutture. Secondo l’accusa, tra l’ottobre 2015 e il febbraio 2016, pur essendo a conoscenza delle fatiscenti condizioni igienico-sanitarie nonché strutturali riconducibili al Consorzio Maleventum, avrebbe omesso di adottare provvedimenti di chiusura o sospensione. Non solo: avrebbe anche attribuito e spostato ai centri federati con l’impresa di Di Donato numerosi extracomunitari. Tra i reati commessi anche quello di preavvisare indebitamente in merito a imminenti controlli da parte di altri organismi, ricevendo come corrispettivo dei vantaggi personali. 

La gestione dell’accoglienza, invece, aveva a capo Di Donato, il quale favoriva dichiarazioni non veritiere per indurre la Prefettura di Benevento ad erogare il contributo spettante al Consorzio Maleventum. L’imprenditore caudino, pur non rivestendo alcuna carica sociale nel Consorzio e nelle cooperative consorziate, agiva come gestore di fatto. Dopo aver avuto in affidamento numerosi migranti, non avrebbe eseguito le prestazioni previste dal capitolato, non assicurando l’erogazione dei servizi essenziali agli ospiti, che vivevano in camere sovraffollate, ambienti malsani, carenti di ogni requisito in termini di igiene, sicurezza e alimenti. Attraverso la falsa attestazione di presenze stranieri nei suoi centri, avrebbe percepito dallo Stato indebiti contributi per gli ospiti assenti.

Agli arresti anche Salvatore Ruta, carabiniere in servizio presso la Compagnia di Montesarchio, che avrebbe fornito a Di Donato informazioni coperte dal segreto d’ufficio e lo avrebbe informato anche di indagini in corso nei suoi confronti.

Giuseppe Pavone, indagato, secondo gli investigatori, avrebbe riferito a Di Donato notizie coperte dal segreto d’ufficio. Dalle indagini è emerso che avrebbe effettuato, senza alcun titolo, una serie di accessi al sistema informatizzato della Procura per ‘passarle’ all’imprenditore caudino.

Secondo quanto si apprende, gli ospiti delle strutture versavano in condizioni difficili: in un centro di contrada Ponte delle Tavole gli immigrati, per mancanza di indumenti puliti, presentavano evidenti vesciche, sintomo di gravi infezioni cutanee, nonché veniva fornito cibo di scarsissima qualità e latte diluito con acqua e, durante l’inverno, non veniva erogata aria calda. In un altro centro, in contrada Madonna della Salute, non veniva erogata acqua potabile, acqua calda, né venivano assegnati i ticket giornalieri necessari per il sostentamento.

Nel mirino degli inquirenti anche l’imprenditore sannita Angelo Collarile e due collaboratori indagati. Secondo l’ordinanza, “con artifici e raggiri consistiti nel partecipare al bando per l’assegnazione di migranti presso la propria struttura di Calvi, inducevano in errore la Prefettura di Benevento sulla sussistenza dei requisiti richiesti ovvero quelli previsti dalla vigente legislazione in materia di agibilità e abitabilità, prevenzione incendi, igienico-sanitaria ed in particolare allegando un falso certificato di agibilità/abitabilità in realtà mai rilasciato dal Comune di Calvi – che invece aveva ritenuto l’immobile non idoneo”.

Questa indagine, ha affermato il procuratore Aldo Policastro, dimostra che quando c’è una emergenza, chi vuole fare affari, si insinua tra le debolezze della Pubblica Amministrazione. Ma abbiamo avuto e abbiamo gli anticorpi per neutralizzare queste situazioni.

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