Castelvetere, Barbato: “No al metanodotto, sì alla tutela dei beni archeologici”

imageMichele Barbato, presidente del circolo di Legambiente di Val Fortore, con una nota stampa, oltre che con una lettera al Ministero dei Beni e delle attività Culturali, ha posto l’accento sulla tutela, conservazione e valorizzazione dei beni archeologici rinvenuti nel Comune di Castelvetere in Val Fortore, in Località Morrone – contrada Pozzacchere, Strada Comunale Pozzo di Rocco.

Pecco quanto si legge nella missiva: “In riferimento alla Vostra comunicazione del 23 maggio 2016 prot. n. 371, e facendo seguito alla precedente nota dell’11 aprile 2016 della Nostra associazione che confermiamo in toto, Vi precisiamo e Vi alleghiamo quanto segue: – che a tutt’oggi nulla ci è dato sapere sul futuro del sito archeologico di Castelvetere in Val Fortore; – che la Soprintendenza Archeologia della Campania ha provveduto ad occupare l’area in questione per un periodo di due mesi, a decorrere dal 26 aprile 2016, “ai fini della tutela archeologica e dell’eventuale valorizzazione del sito”; – che durante i due mesi di occupazione del terreno suddetto, le “attività di rilievi e sondaggi” funzionali alla ricerca di un “corridoio” per poter attraversare col metanodotto il sito, non sono state condotte dalla Soprintendenza ma da operatori incaricati dalla Snam, costituendo ciò causa di incompatibilità assoluta con palese violazione del principio di imparzialità rappresentando un unico soggetto (la Snam) le posizioni di controllore e di controllato; tuttavia durante gli scavi sono emersi ovunque i resti degli edifici, delle abitazioni e/o dei locali dell’insediamento Sannita di vasta estensione che si propaga anche nel Comune di Tufara in provincia di Campobasso poiché l’area è al confine tra Campania e Molise; – che non è possibile che l’unico “corridoio” per il tracciato del metanodotto sia l’attraversamento e la devastazione di un sito di “notevole interesse archeologico; – che è un’assurdità permettere la posa di una struttura ad alto rischio come un metanodotto di carattere intercontinentale (dal diametro di 1,2 mt che trasporterà gas ad oltre 75 bar di pressione) prevedendo l’attraversamento nel bel mezzo di un eccezionale sito archeologico Sannita; – che l’attraversamento del sito con il metanodotto è inconciliabile con una seria azione di salvaguardia e tutela dei beni archeologici in questione.

Tutto ciò premesso, facciamo presente con risolutezza e chiediamo con fermezza che è assolutamente necessario e indispensabile spostare il tracciato del metanodotto al di fuori dal sito archeologico, ossia prevedendo una modestissima variante consistente in una semplice deviazione a valle del percorso del metanodotto rispetto al sito: Strada comunale San Martino, bypassando l’area archeologica e poi risalendo verso strada comunale Pianella, ricongiungendosi così alla linea già realizzata. Il nuovo percorso proposto presenta caratteristiche simili se non addirittura migliori degli attraversamenti effettuati dal metanodotto Snam nella zona del Fortore e non arrecherebbe una così vasta devastazione archeologica: un danno irreparabile e inestimabile per la Cultura Nazionale. Tale soluzione è in linea e rispetta anche quanto impartito dalla Sezione Seconda del Consiglio di Stato con ordinanza del 21.10.2015 n. di affare 393/2015, che riconosce la necessità del riesame del tracciato del metanodotto della Snam Rete Gas, nel tratto che interessa il sito archeologico: “è indispensabile garantire la conservazione di tale sito archeologico, […] prevenendo usi non compatibili con il carattere storico dei beni tutelati oppure tali da recare pregiudizio alla loro conservazione”. E sempre il Consiglio di Stato evidenzia anche “[…] che l’opera in questione potrebbe essere ugualmente realizzata anche soltanto spostando il tracciato del metanodotto di poco rispetto a quello attuale, evitando così ogni danno all’area archeologica ed alle sue testimonianze” (vedi Ordinanza Consiglio di Stato). Per di più, l’area in questione – foglio 9, particella 179 – è già sottoposta a tutela, ai sensi dell’art. 45 del D. L.vo 42/2004, con Decreto n. 67 del 24.09.2015 del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, Commissione Regionale per il Patrimonio della Campania. Al momento, però, il sito si trova in uno stato di totale abbandono e dunque non è tutelato, i reperti riportati alla luce sono esposti oramai da molti mesi alle intemperie, al saccheggio, alla devastazione e alle ruberie, in quanto l’area archeologica in questione è priva di recinzione; pertanto auspichiamo che la Soprintendenza Archeologia della Campania si attivi a tutela del sito in questione, al fine di consentire la possibilità di condurre eventuali e approfonditi studi futuri, oltre che la valorizzazione di tale area, contribuendo alla realizzazione di una “zona archeologica” come risorsa culturale storico-archeologica per il cuore del Sannio, come richiesto dai cittadini di Castelvetere in Val Fortore, dal Comitato Civico locale, dalla Nostra associazione e dallo stesso Comune. Parafrasando quanto a chiusura della nota del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo del 23 maggio 2016 prot. n. 371, cui a oggi non c’è dato sapere se siano state fornite informazioni in merito alla salvaguardia dei beni archeologici in questione: “restiamo in attesa di sollecito riscontro”.

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