Benevento: d’obbligo cambiamenti e Inzaghi deve scegliere un modulo diverso dall’attuale 4-4-2. Difesa e Montipò sotto accusa, ma è solo colpa loro?

Sui social, per strada, nei ritrovi si discute del Benevento visto domenica notte contro il Monza, della sconfitta, del gioco, del modulo dei singoli. Il mio pensiero riportato ieri, resta intatto anche oggi, come si suol dire, a bocce ferme. E’innegabile che tra i bersagli più colpiti ci sono Montipò, la difesa e l’organizzazione tecnico-tattica, in particolare il modulo scelto da Inzaghi. Quello che sottolineo è che bisogna restare calmi e almeno per quanto concerne i singoli concedere delle prove d’appello vedendoli all’opera, magari, al meglio della condizione e soprattutto con la giusta disposizione in campo. Del resto c’è una regola non scritta ma fondamentale esistente da anni che vede i migliori allenatori del mondo, ma anche quelli normali cercare di far giocare gli uomini in base alle loro caratteristiche per farli rendere al meglio e non costringerli ad adattarsi. Sicuramente questo è il caso del Benevento che, lo sto scrivendo da giugno, con l’opportuna riconferma decisa da Vigorito e Foggia quasi in blocco della rosa della passata stagione, sembra votato al 4-3-1-2 o al 3-5-2 o al limite ad un 3-4-1-2. Del resto al di là del pensiero di ognuno di noi è evidente che gli esterni non sono adatti alle caratteristiche chiede dal 4-4-2 di Super Pippo. Insigne è un piccoletto tutto finte e velocità che è letale da centrocampo in poi e soprattutto quando è libero di svariare e sforna gol ed assist; la rivelazione Vokic ha piede fatato e una grande tecnica, ma onestamente non è uno da corsa e se lo vogliamo paragonare al connazionale Ilicic ricordiamoci dove gioca l’atalantino, di certo non da tornante a tutto campo, l’ex foggiano dinamite-Kragl è uno che tiene la posizione, ma non si può definire uno da tutta fascia che difende e attacca ed infine Improta che notoriamente è nato per il 4-3-3 ed è stato adattato non sempre con risultati esaltanti in altri ruoli l’anno scorso. Discorso difesa, in piena fase di preparazione la serataccia può incappare a tutti, per il caldo, il lavoro o altro, ma a parte ciò mi piacerebbe giudicare il reparto arretrato proprio con una disposizione meno spregiudicata, un centrocampo a tre ad esempio che copra gli spazi e che non metta puntualmente i difensori in duelli uno contro uno oppure a rincorrere. Mancano dieci giorni all’inizio del campionato, non è molto, ma nemmeno poco. Si può ancora tranquillamente lavorare con umiltà, intelligenza ed attenzione per migliorare e crescere perché i presupposti ci sono tutti come si è visto anche domenica sera a livello di orgoglio e individualità. Infine, discorso portiere. Il giovane Montipò domenica ha rivisto i fantasmi della sfida di play off col Cittadella. Certamente non è apparso tranquillo e sicuro. Senza voler fare l’avvocato del diavolo, ruolo che del resto non mi è mai piaciuto, credo che anche qui non si deve “correre” nei giudizi ricordando che non più tardi di un mese fa Vigorito ha investito circa unmilione di euro sul suo cartellino ed ha detto no al Torino per la sua cessione e solo a causa di calcio estivo si manda tutto a mare. Tra le accuse il primo gol, indubbiamente ci può stare la complicità, ma i difensori che dovevano marcare e occupare lo spazio aereo? Aspettiamo un attimo, dunque, anche per rispetto di progetti, programmazione e investimenti. Oggi e ieri su più siti si legge di trattativa per il portiere pinco, palla e così via. Credo che una smentita sarebbe gradita, forse innanzitutto al ragazzo, al di là di errori, colpe ed altro se non altro per dargli quella serenità che gli serve per dimostrare che per essere il terzo portiere della nazionale under 21 qualche pregio ce l’ha. Lo ribadisco, calma, serenità, pazienza, ma voglia di cambiare e correggere sono, adesso, necessari.    

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