Benevento, gli scandali e l’insostenibile leggerezza della televisione

Negli anni ’70 il linguista Giacomo Devoto (quello del famoso vocabolario) disse: “Fra trent’anni l’Italia sarà non come l’avranno fatta i governi, ma come l’avrà fatta la televisione”. Profezia avverata, ma non solo per i governi. La televisione ha fatto gli italiani più di quanto abbiano fatto in un secolo e mezzo Garibaldi, la scuola pubblica, la leva obbligatoria e i mondiali di calcio. Se poi lo schermo risucchia una piccola provincia, povera meridionale e retriva, l’effetto è surreale.

Se una volta Benevento era sinonimo di Ceppaloni per la notorietà di Clemente Mastella (oggi Forza Italia), negli ultimi mesi la fama è cresciuta a dismisura. Purtroppo mai per una medaglia al valore.

Quando infuriava il Nunziagate, i beneventani si davano di gomito vedendo girare per la città le telecamere dei tg nazionali e volti noti dei talk show. Poi tutti la sera a guardare con gli occhi sgranati gli scorci familiari e ad ascoltare le parole dell’ex ministro De Girolamo (Ncd), costretta alle dimissioni. A stretto giro è toccato al sottosegretario Del Basso De Caro (Pd), che prima ha risposto in diretta all’accusa di essere l’orditore del complotto paesano, e poi si è difeso dalla richiesta di dimissioni per una vicenda carsica di rimborsi regionali. Da notare che entrambe le vicende sono morte all’istante un minuto dopo che mamma televisione ha smesso di parlarne. Svanite come bolle di sapone.

E visto che il format continua a funzionare, ecco che la deputata Giulia Sarti (M5S) – ospite ad Otto e Mezzo di Lilly Gruber – spara in prime time un missile terra-aria. Era il 16 aprile e quella sera ai beneventani quasi va di traverso la cena. Dopo aver accusato un funzionario del ministero dell’Interno di essere a libro paga della mafia, chiede il commissariamento del Comune di Benevento. Non solo, accusa sindaco e amministrazione di essere stati eletti grazie ai voti di un clan camorristico. Come mai proprio Benevento? Semplice, il nome della città il giorno prima era sulle prime pagine e nei titoli dei tg per l’arresto del prefetto Blasco. L’attenzione dei media mainstream era massima e in quel momento citare Bagheria o Caltagirone non avrebbe suscitato alcuna reazione indignata. I classici vanno bene su Rete4 per gli amanti dei western e delle scazzottate. Ci voleva sangue fresco da versare nelle orecchie dei cittadini-elettori.

E così la conferenza stampa del sindaco Fausto Pepe (Pd) diventa uno sforzo difensivo irrilevante. Contro il bazooka del teleschermo è dura rispondere con la fionda delle testate locali. La vicenda è già ben oltre i titoli di coda. Non interessa più l’infotainment, non fa più salivare gli spettatori come il cane di Pavlov. Di Benevento si parlerà ancora solo al prossimo scandalo, arresto o quando si vorrà canzonare il provincialismo meridionale. Pepe ha querelato Sarti, come è suo assoluto diritto. Si è difeso su tutto il fronte delle accuse – peraltro già note – ribadendo la sua estraneità ai fatti. L’onorevole grillina ha raccolto la sfida. Il battibecco ora finirà in Tribunale, che dovrà decidere su una richiesta di risarcimento. C’è da scommettere che se l’esito sarà favorevole al sindaco farà notizia solo in provincia. Altrimenti torneremo ancora una volta a conquistare la tv. Rien ne va plus!

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