Da sommelier a imprenditore di successo, sei domande a Gianni Di Lunardo

francesca camerlengoPerché un birrificio artigianale e perché nel Sannio?

L’idea della birra artigianale è nata per la voglia di trasmettere tutti i giorni la passione e l’impegno umano nella creazione di un prodotto unico le cui caratteristiche sono strettamente legate all’attività umana. Curiamo scrupolosamente tutte le fasi del processo produttivo e poniamo particolare attenzione alla selezione delle materie prime utilizzate. Quando nel 2000 io e mio fratello Mario abbiamo deciso di intraprendere questo percorso imprenditoriale non abbiamo avuto nessun dubbio che dovesse essere nella nostra terra. Creare un birrificio a Faicchio è stata una doppia sfida: sfatare l’idea che è impossibile fare impresa nel Sannio e sfatare il mito di un territorio legato tradizionalmente ed esclusivamente alla produzione di vino.

Quando hai capito che saresti diventato “Mastro Birraio”, quando si è accesa la famosa lampadina?

Si è accesa ad un corso di wine sommelier, durante alcuni approfondimenti sulla birra. La mia pregressa passione per la birra lì ha preso forma e si è consolidata definitivamente. Al momento del ritiro dell’attestato avevo già in mente nome ed etichetta della mia birra. Poi naturalmente ho continuato le attività formative conseguendo dei Master all’Università di Perugia e il titolo di Bier Sommelier in Germania. Ma da allora il mondo della birra è molto cambiato, non più solo in abbinamento alla pizza ma vera e propria bevanda da associare a molte altre pietanze e in molte altre occasioni d’uso. In questo senso molti passi avanti sono stati fatti anche in relazione al concetto di “turismo della birra”. Da anni apriamo volentieri le porte della nostra azienda a turisti ed appassionati per regalare un’esperienza nuova di conoscenza e degustazione della birra e contemporaneamente creare un focus sul mondo delle birre artigianali e sul nostro territorio. Agroalimentare e turismo sono due punti fermi da cui il Sannio può ripartire.

Quanto è difficile fare impresa oggi in Italia e ancor di più nel Sannio?

La particolare congiuntura economica che stiamo vivendo influisce negativamente sul livello di consumi interni ormai ridottissimi. Fare impresa non è mai stato facile e lo scenario odierno peggiora senz’altro ogni cosa. Il Sannio poi è un territorio dotato di incredibili risorse ma difficile. Dalla nostra però abbiamo la qualità dei prodotti e la riconoscibilità del brand Made in Italy come simbolo di tradizione e affidabilità in tutto il mondo. Individuare le opportunità sui mercati esteri diventa oggi essenziale per le imprese italiane e sannite ma per raggiungere risultati concreti e duraturi bisogna investire in promozione e valorizzazione delle nostre eccellenze agroalimentari. Ciò vale per la birra artigianale, prodotto unico e non sempre conosciuto pienamente, così come per tutti i prodotti tipici dietro ai quali c’è storia, tradizione, legame con il territorio e processi produttivi minuziosi.

In quali mercati esteri siete già presenti? E quanto spazio c’è in generale per i prodotti Made in Sannio all’estero?
Esportiamo in Europa e in Canada ma la soddisfazione più grande è essere riusciti ad esportare in Germania, la patria della birra. Lo spazio è senz’altro enorme. Il passaggio obbligato resta però quello di far conoscere e spiegare tutto ciò che è dietro al prodotto finale: le caratteristiche, la storia, la qualità, le materie prime, la manualità, le persone. Sono investimenti importanti per creare la riconoscibilità di tutto il territorio sannita e delle sue eccellenze. In questo senso fare sistema e creare sinergie tra gli operatori del Sannio sarebbe utilissimo.

Il problema della disoccupazione è un piaga profonda nel Sannio, cosa consiglieresti ai giovani sanniti, restare o partire?

Restare senza dubbio ma con dei distinguo. C’è molto da fare nel nostro territorio e vedo molti giovani intraprendere attività imprenditoriali salvo poi chiudere dopo pochi mesi. Aprire un’azienda nel Sannio vuol dire impegno, tenacia, forza di volontà, competenza. Oggi bisogna essere aperti all’estero, essere pronti ad investire risorse in marketing e comunicazione, essere innovativi verso nuove sperimentazioni di prodotto e di processo, investire in packaging attrattivi, inventarsi ogni giorno qualcosa per dare al cliente un valore aggiunto e non essere mai banali. Altrimenti meglio partire.

A proposito di innovazione: la tua ultima novità?

Da qualche anno stiamo lavorando con impegno ad un prodotto assolutamente innovativo: l’aceto balsamico di birra. Siamo stati i primi in Italia ad iniziare questi studi e presto introdurremo sul mercato il nostro nuovo gioiello confortati dai primi tasting già effettuati che confermano l’interesse dei consumatori sia in termini di gusto che in termini di esclusività.

Anche se oggi il Birrificio Saint John’s è uno dei più grandi del Sud Italia, Gianni e Mario non si fermano, a riconferma della tenacia e dello spirito imprenditoriale del popolo sannita.

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