Ato rifiuti, prima riunione di tutti i sindaci sanniti a Palazzo Mosti

porta-a-portaL’approvazione a gennaio della legge regionale che dà vita ad un riordino radicale dei poteri era stata accolta con un misto di scetticismo e timore. Oggi alle 15.30 si terrà a Palazzo Mosti la prima riunione della Conferenza d’ambito, convocata dal sindaco del capoluogo Fausto Pepe, così come previsto dalla nuova legge. Questo incontro dà ufficialmente il via ad una serie di adempimenti che dovranno condurre a breve alla costituzione dell’Ato e all’avvio delle procedure di gestione all’interno degli Sto (sistemi territoriali operativi). Un primo effetto concreto è arrivato nelle amministrazioni comunali già da agosto dello scorso anno, con l’approvazione del disegno di legge che ha vietato le gare d’appalto e consentito solo proroghe. L’obiettivo finale infatti del nuovo impianto normativo è una gestione dei rifiuti che si basi sulle economie di scala. A partire da un numero minimo di diecimila abitanti, ogni Sto dovrà bandire gare d’appalto uniche, sistemi di raccolta omogenei, accordi di filiera comuni, tassazione (anche se resta una parte variabile a carico di ogni ente).

La seduta arriva già con una prima novità, l’ingresso nell’Ato sannita dei comuni irpini della valle caudina. Gli elementi su cui sciogliere i dubbi sono ancora molti: la composizione degli Sto, l’eredità della Samte e dello Stir, la gestione post mortem delle discariche, la chiusura del ciclo integrato con l’impiantistica per l’umido (con due progetti della Provincia e uno della Regione ancora in stand-by). Non solo, occorre dare avvio alla redazione dei piani d’ambito, approvare il regolamento di funzionamento, adottare gli schemi-tipo della carta dei servizi e del contratto di servizio, definire la delimitazione degli Sto, accertare la massa passiva delle società provinciali e tanto altro ancora.
Sugli Sto potrebbero venir fuori molte sorprese rispetto alla priva suddivisione operata dalla legge. Anzitutto la città di Benevento potrà tirarsi fuori e agire in autonomia, vista la vastità del territorio e la presenza dell’unica azienda pubblica in house. E poi c’è la lungimiranza delle unioni comunali, che ormai stanno caratterizzando gran parte delle aree provinciali. Il passaggio automatico alla richiesta di Sto coincidente con l’unione sarà inevitabile. Per chi rimane fuori occorrerà trovare una soluzione tecnica prima ancora che politica.

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