Ato rifiuti, nasce la Conferenza d’ambito sannita e i sindaci vanno nel pallone

prima-riunione-atoPartenza poco dignitosa per il nuovo Ato che dovrà gestire il ciclo integrato dei rifiuti in provincia di Benevento. Ieri pomeriggio a Palazzo Mosti 49 sindaci (o delegati) hanno firmato l’atto formale che costituisce la Conferenza d’ambito. Resta fuori al momento una fronda di dissidenti (e di assenti ingiustificati), che non avrà alcuna conseguenza reale sulla partenza dell’organismo. L’atto sottoscritto non è altro che un adempimento formale, previsto della legge regionale – approvata a gennaio e in discussione da agosto 2013 – che riordina radicalmente i poteri di gestione dei rifiuti urbani.

L’aria che tirava era chiara fin dall’inizio della seduta sentiti i commenti poco informati di tanti amministratori. E così Enrico Castiello – delegato dal sindaco di Benevento a presiedere la riunione – ha dovuto faticare non poco per riuscire a portare a conclusione un atto formale e inevitabile che scade oggi. Ma quella che doveva essere una presa d’atto dell’insediamento dell’Ato si è trasformato in uno psicodramma.

A far scattare la scintilla è stata l’istituzione un ufficio di piano unico. Il segretario Claudio Uccelletti non ha fatto in tempo a finire la lettura di quanto è scritto da mesi sulla legge che è scattato l’allarme tra molti sindaci. L’ufficio di piano va individuato presso il comune capoluogo e va finanziato nelle spese con i fondi di tutti i Comuni. La Conferenza d’ambito potrebbe anche decidere di non avere nessun costo per l’ufficio, trasferendo “in natura” dai Comuni competenze e strumenti tecnici. A garanzia dell’operatività la proposta prevedeva il versamento di 0,50 centesimi ad abitante annui. Un Comune di mille abitanti verserebbe 500 euro all’anno, Benevento circa 34mila. In totale poco più di 150mila, irpini caudini compresi. Appena sentito l’argomento soldi è scattata la reazione difensiva, arrivando a mettere in discussione la stessa legge regionale. Per fortuna qualcuno ha fatto notare che il disegno di legge è stato varato ad agosto e che fino a metà gennaio si sono svolte le audizioni in Commissione Ambiente, dove era possibile presentare emendamenti. E fino all’ultima ora si potevano chiedere modifiche attraverso i consiglieri regionali, che nel Sannio sono tre: Luca Colasanto (Fi), Giulia Abbate (Pd) e Sandra Lonardo (Fi). Peraltro espressioni di due aree politiche che governano la stragrande maggioranza dei Comuni.

La verità è un’altra. Fino a ieri pomeriggio moltissimi sindaci erano convinti che questo fosse l’ennesimo buco nell’acqua in Campania. Dopo il fallimento della provincializzazione, hanno pensato che la gestione dei rifiuti in questa regione non ha soluzioni ordinarie. E allo stesso tempo hanno pensato che fosse impossibile togliere la sovranità al singolo Comune nel bandire gli appalti, affidando le decisioni all’Ato e in seconda battuta agli Sto (sistemi territoriali operativi). Ma il primo segnale evidente che questa volta si faceva sul serio è stato il blocco delle gare d’appalto già dallo scorso anno. Inoltre vige la convinzione diffusa che sia impossibile generare economie di scala accorpando le spese. Per cui anche un comune con meno di mille abitanti sente di poter gestire i rifiuti in solitudine. La nuova legge regionale dice l’esatto contrario e in consiglio regionale è stata approvata all’unanimità da tutti i partiti.

C’è poi l’altra questione calda: gli ex lavoratori dei Consorzi. La nuova legge prevede l’obbligo da parte dei Comuni di riassorbirli per ottemperare al servizio. Questione molto sentita in provincia di Benevento, dove prima i Consorzi e poi la Samte sono stati tenuti fuori dalla porta. Ora la Regione ha deciso di infilare in questo riassetto la soluzione del problema. È scritto nero su bianco da otto mesi.

Cosa succede adesso? Niente. Anche contro il parere di alcuni l’Ato sannita si costituisce. In caso di mancata decisione da parte di tutti o di parte dei Comuni la Regione ha previsto il potere di surroga. Di fatto un commissariamento ad acta.

E siamo solo all’inizio. Le gatte da pelare vere, quelle su cui bisognerà studiare bene e approfonditamente, devono ancora arrivare. Occorrerà adottare il regolamento dell’Ato, decidere la suddivisione definitiva degli Sto, capire che fine farà la Samte (che vuol dire Stir, discariche, etc) e, dulcis in fundo, realizzare un piano industriale su tutto il ciclo integrato dei rifiuti: dalla raccolta agli impianti di trattamento. La strada è ancora lunga.

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