Altrabenevento, dopo Arpac anche Gesesa accerta tetracoloetilene nell’acqua

Dopo l’ARPAC anche la GESESA ammette che nell’acqua di Benevento c’è il tetracloroetilene ma sostiene che il pericoloso inquinante non ha mai superato il limite di 10 milligrammi per litro.

Ma il VALORE SOGLIA da considerare è di 1,1 microgrammi per litro nelle “acque profonde” che a Benevento è stato superato diverse volte (dati ARPAC).

Il sindaco Mastella si è finalmente deciso a convocare “tavoli tecnici” per l’inquinamento dell’aria che finora aveva sottovalutato (come Altrabenevento ha scritto per almeno due anni), invece per la qualità dell’acqua si limita ad annunciare e preparare querele ad Altrabenevento e al presidente Gabriele Corona. Per questo ha chiesto ad Arpac e Gesesa di attestare che “tutto è a posto”. Domenica, con la solita “indiscrezione” a mezzo stampa, l’Arpac ha confermato che sono state trovate più volte tracce di tetracloroetilene nei pozzi di Pezzapiana e Campo Mazzoni che alimentano il rione Ferrovia, il rione Libertà e il centro storico, aggiungendo che l’acqua è sicura ma senza spiegare qual è il parametro di riferimento. Ieri mattina è intervenuta, finalmente, anche la GESESA (finora loquace solo per la propaganda nelle scuole e muta sulla qualità dell’acqua) con una lettera inviata al sindaco che finora non è stata resa pubblica (probabilmente finirà solo nelle mani di giornalisti amici).

La “nostra” azienda per i servizi idrici scrive: “In merito al comunicato stampa di Altrabenevento del 30 novembre 2018 in cui si afferma la presenza di concentrazioni di tetracloroetilene nell’acqua proveniente dai pozzi di Pezzapiana oltre i limiti consentiti dalla normativa vigente si ritiene opportuno specificare quanto [……] dall’osservazione del parametro tetracloroetilene non sono mai stati registrati valori fuori limite (10 mg/l) anzi la concentrazione di tale valore risulta sempre trascurabile. La qualità della risorsa immessa in rete da tale sito è da ritenersi idonea per uso idropotabile e questo vale anche per tutti gli altri punti di immissione di risorsa in rete”.

La GESESA, però, non indica a quale legge si riferisce quando riporta il limite di 10 milligrammi litro (forse voleva scrivere microgrammi) e di certo non considera che il VALORE SOGLIA (D.Lgs 16 marzo 2009, n. 30)  per il tetracloroetilene nelle “acque profonde” (in questo caso la falda dei pozzi beneventani) è di 1,1 microgrammi per litro, cioè quasi un decimo di quello che l’azienda di Abate  considera.

Analizzando i dati contenuti nella relazione dell’ARPAC pubblicata a febbraio  2018, sui valori riscontrati negli ultimi 12 anni, risulta che il valore soglia di 1,1 microgrammi per litro per il tetracloroetilene  è stato superato per almeno 20 (venti) volte  in periodi che però non sono indicati.

Il sindaco adesso, considerato che la presenza di tetracloroetilene è stata accertata grazie ad Altrabenevento,  dovrebbe verificare la provenienza del pericoloso inquinante che raggiunge addirittura la falda a 100 metri di profondità. L’ARPAC sostiene che si usa per “lavare” i binari ma com’è possibile? Che cosa è stato fatto per bonificare il sito? L’amministrazione ha il dovere di dare spiegazioni perché l’acqua dei pozzi della zona bassa della città serve il 58% della popolazione e viene utilizzata dalle famiglie, dagli ospedali, dai commercianti, dai ristoranti, dai pubblici esercizi  per bere e per cucinare. Il sindaco, massima autorità sanitaria cittadina, si dovrebbe preoccupare di questo con comunicazioni dirette ed esplicite alla città, anche con l’utilizzo del sito internet dell’Ente per pubblicare innanzitutto i risultati delle analisi (sul sito Gesesa sono fermi a giugno 2017). La propaganda sul profilo facebook Mastella sindaco o le indiscrezioni affidate a serventi giornalisti (per la gestione Gesesa, ce ne sono molti), possono andare bene per inciuci politici, ma la qualità dell’acqua è cosa seria da affrontare con assoluta trasparenza.

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